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EVENTI 2011 RECENSIONI - CONCERTI LIVE (GENNAIO/LUGLIO2011) |
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11/07/2011Crocodiles – Vicolo Bolognetti,Bologna La caldissima serata bolognese, prima discesa per i Crocodiles dalle nsotre parti, deve averli fatti sentire a casa, nella loro San Diego peraltro per nulla amata. Gli alfieri dello shitgaze (certo che ne serve di fantasia per inventarsi una fila infinita di denominazioni) regalano all’ormai solito nutrito pubblico del Bolognetti una show grondante calore e passione, finendo tra ovazioni, cori, e balli, forse non credendoci nemmeno loro di essere per una sera beniamini assoluti. Ma così è, senza risparmiarsi, crescendo per intensità al passo di canzoni che rendono perfettamente dal vivo, i 5 si fanno piccoli eroi di un lunedì assonnato e nella bolgia finale gridano vittoria. Osannati a lungo, dopo aver proposto I Wanna Kill e tutto il meglio dai 2 dischi incisi (Summer of Hate e Sleep Forever), ritornano sul palco per un omaggio ai “padri” Ramones, distanti chilometricamente e tecnicamente tanto spazio ma per una volta associati nello spirito. La loro mescolanza di surf music e Jesus & the Mary chain colpisce nel segno, la padronanza del palco che ha fatto sua il leader e cantante (ed in alcuni casi chitarrista) Brandon Welchez a forza di suonare è un valore aggiunto, come ben si accosta a queste distorsioni il farfisa che sfalsa il suono verso lidi non immaginabili. Per gli amanti della band, da segnalare le collaborazioni del duo Welchez/Rowell con Dum Dum Girls e Cold Cave, mentre dal vivo la band si arricchisce di componenti di Black Dogs e Slits. Luca Cocchi |
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09/07/2011John Mellencamp, Castello Sforzesco, Vigevano (PV) La prima volta di John Mellencamp in Italia arriva quando il fu Cougar varca i 60 anni, attesa interminabile che va oltre al fatto che noi siamo una piccola provincia per gli statunitensi, perché il fondatore del Farm Aid ha sempre avuto un pessimo rapporto con l’aereo al quale ha aggiunto recenti e gravi problemi di cuore. Ma dopo una lunga attesa ora è tempo di vedercelo dal vivo, pubblico dai capelli bianchi, quando ci sono, fortuna che l’età media vien raddrizzata dai figli dei fans della prima ora. Se l’attesa della venuta è stata lunga, anche l’attesa del concerto si è protratta causa proiezione del documentario It’s About You, che segue l’ultima tournee del nostro. Bello, però noi non siamo gli americani, siamo qui per la musica e per il concerto, perderci un’ora in un film che chi vuole si sarà già scaricato dalla rete fa innervosire i più. Così occorre attendere poco prima delle 22:30 perché le luci si abbassino (e alle 24 si sa che si dovrà terminare…) ed una voce fuori campo declama l’entrata in scena di un signore nella hall of fame del rock’n’roll, vincitore si infiniti Grammy Award e fondatore del Farm Aid. John si prende la scena nonostante la band sia una macchina da guerra collaudatissima, la voce calda e sporca è quella di un tempo e ci introduce ad una prima parte di concerto fatto di ballad, largo a pezzi degli ultimi dischi e rivisitazioni particolari di successi del passato, come una Jack&Diane in versione bluegrass. Poi è tempo di duetti acustici, su tutti una Small Town chitarra e violino che emoziona e poi via al set elettrico che pesca a piene mani nel mito, fra quei Scarecrow e The Lonesone Jubilee che tutti vorrebbero sentire all’infinito. In una serata caldissima dove le zanzare la facevano da padrona nel cortile del castello (luogo perfetto per un evento del genere), al momento di Rain on the Scarecrow la pioggia ha alleviato il calore dei fans, quasi fosse un effetto speciale creato ad arte. Vabbè, lo ascriveremo al piccolo grande uomo di Bloomington, Indiana, al quale ci toccherà perdonare una attesa di quasi 30 anni, ed un concerto iniziato troppo tardi per poter sviscerare una carriera leggendaria. Perché proprio nel momento del massimo gusto, pochi attimi prima della mezzonotte, quasi come una Cenicienta qualquiera, il Cougaro è stato fatto accomodare sotto al palco e portato via dagli organizzatori al termine di una tiratissima R.O.C.K. in the U.S.A., che non succeda come col suo sodale Springsteen qualche tempo fa quando il gusto di suonare per il proprio pubblico gli fece allungare il concerto di 30’ con multa per gli organizzatori. John si è fatto perdonare la lunga attesa, ma qualche attimo in più i suoi rispettosi adoratori lo avrebbero meritato. Nota a margine, valida però per tutte le leggende, la differenza tra i pezzi recenti, per quanto belli ed impegnati, e la storia della gioventù è troppo profonda, facendo procedere a picchi e cadute il concerto, ma questo è qualcosa di immaginabile, il fan adorante forse nemmeno se ne è accorto. Altra nota, un fan ha scavalcato le transenne avventadosi sul palco, la security è arrivata con fare pericoloso, ma ha dovuto desistere dai propri piani bellicosi respinta a male parole da John, che ha trascinato il fan sul palco e dopo aver duettato gli ha lasciato lo scenario intero. Sempre dalla parte giusta, vecchio Cougaro! Luca Cocchi |
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Trance estiva dell' "Eden Tour 2011" che fà tappa in terra romagnola, in un' Arena della Regina non sold- out, ma che comunque garantisce un discreto colpo d' occhio, in questo primo week- end di luglio. Il concerto inizia alle 21:30 con "giorni a perdere", "albascura" e "l' ultima risposta", canzoni a sfondo sociale, contro questo sistema dell' apparire, proseguendo poi con "up patriots to arms", cover dell' eclettico cantante siculo Franco Battiato. Seguono "Nuvole rapide", "Aurora sogna" dove Aurora è la classica teenager che vuole di più dal suo corpo. Seguono la classica "Depre" e "sul Sole" dall' ultimo album, come "quando", che anticipa la pausa. Ripresa con la soporifera "Eva Eva", che si riprende però nel finale, con Ninja che pesta sui piatti come un fabbro e svariati Watt di luci sparati sul pubblico. Seguono vari pezzi da varie annate, come "non identificato", "liberi tutti", "l' errore", "colpo di pistola" chiudendo, tra le altre con "istrice" la seconda parte del concerto. Il finale è da urlo con "Eden", title track dell' ultimo album, seguono "la funzione", le acclamatissime e ormai più che classiche "disco labirinto" e "tutti i miei sbagli", passando per "l' errore", la bellissima "strade" chiudendo con "l' angelo" in duetto voce/ tastiera, con Samuel a cantare e Boosta "in regia" con la sua tastiera "a molla". Concerto divertente, anche se si iniziano a sentire la mancanza di pezzi come "mammifero" e "nuova ossessione", ma poi si sà, non si può accontentare tutti! Samuel, da buon leader quale è, interagisce con i compagni, scherza con i tecnici e fà divertire il pubblico, regalando un momento veramente rock: sul finale di "colpo di pistola", coadiuvando Ninja alla batteria, batte il tempo con il microfono sui piatti. scaletta del concerto: Albascura Ultima risposta Up patriots to arms (cover di Franco Battiato) nuvole rapide serpente veleno Aurora sogna depre sul Sole quando ------------------ EvaEva trà gli dei non identificato liberi tutti il diluvio l' errore piombo colpo di pistola Benzina Ogoshi istrice -------------------------- Eden la funzione discoteca labirinto tutti i miei sbagli l' odore strade l' angelo Graziani Marco |
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Hugo Race Live Bologna lunedì 4 luglio 2011 Hugo Race in concerto a Vicolo Bolognetti, lunedì 4 luglio 2011 Avvincente set elettrico di Hugo Race, in formazione a 3, 2 chitarre elettriche e batteria Luca Cocchi
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Dopo un viaggio tranquillo, senza intoppi nè ritardi, alle 19:00 si esce dall ' A1, alla barriera di Milano, presa la tangenziale ovest, ci si ritrova imbottigliati nel traffico milanese, arrivando alle 20:30 abbondanti all' interno del Forum. Ci si è recati in terra lombarda per il "The Wall Tour 2011" che fà tappa ad Assaggo. Tour portato "in giro" da Roger Waters, ex-bassista e mente dei leggendari Pink Floyd, che è praticamente la rappresentazione, dopo trent' anni del mitico "The Wall", concerto che si ripete uguale nella scaletta e nei concetti.
Il resto è un susseguirsi di immagini e di pupazzi che prendono vita. Dal "Professore cattivo" di "the Happiest Day of Our Life", costretto a scappare da un manipolo di ragazzi che gli si avventano contro; ad una vecchia megera in "Mother" canzone che richiama il disagio di Roger Waters, orfano di padre, morto durante il secondo conflitto mondiale, cresciuto da una madre che gli ha trasmesso le sue ansie. C' è anche una simil donna- mantide, e il "Pink Pig", che quì sembra più un cinghiale, volante sopra il pubblico.
Il resto è un' esplosione di colori, dove prevalgono il bianco e il rosso vivo, a ricordare il distacco che creano le barriere e il sangue delle vittime di ogni guerra e dittatura, delle violenze in genere. Muro che poi crolla, in modo figurato dopo che Roger gli ha rifilato un pugno, in un' esplosione di luci e colori finita "Comfortably Numb", ma definitivamente al termine di "the Trial", scoprendo una Luna rosso sangue, e una ragazza che saluta il pubblico. Siam giunti alla fine, con "Outside the Wall", dove Roger presenta i componenti della band che escono di scena uno ad uno, salutando il pubblico.
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ESCLUSIVA CW Anna Calvi in concerto all' Hanabi di Marina di Ravenna, martedì 21 giugno 2011 LE FOTO
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ESCLUSIVA CW The Pains Of Being Pure At Heart, in concerto all'Hanabi di Marina di Ravenna domenica 26 giugno 2011 LE FOTO
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Hanno aperto le danze gli Outback, giovane formazione umbra, al suo esordio sui grandi palchi, all' alba delle 15:30, quando la gente stava ancora entrando.
A seguire i Band of Horses, band di Seattle, che hanno intrattenuto con il loro sound, per un set di un' oretta.
Si spengono le luci, e i sei anni di attesa dalla loro ultima apparizione, svaniscono subito con le prime note di "bridge burning", traccia che apre il loro ultimo lavoro uscito quest' anno e intitolato "wasting light". Proseguendo poi con "rope", primo singolo estratto, che scalda gli animi già in visibilio, cui segue "the pretender", veramente Kattiva e la bellissima "my hero", quasi commovente, e forse "nata" prematura in scaletta. Poi è tutto un susseguirsi di hits "da paura" da "learn to fly" a "stacked actors", condite con vari pezzi dall' ultimo album, quali "Arlandria", "walk" e "white limo"; fino a quando, imbracciata la chitarra acustica, Dave si immerge in una "Learn to Fly" unplugged, per poi farla terminare insieme ai restanti Foos in una valanga sonica di rock puro e duro. Per poi lasciare la scena al suo batterista Taylor Hawkins per "young man blues", cover degli WHO. Segue "best of you", urlata a perdifiato dalla platea ormai in estasi e "all my life", fino alla piacevolissima sorpresa di "tie your mother down", cover dei Queen, con cui Dave duetta con il sopracitato batterista. Ed è purtroppo giunto il momento tanto atteso, purtroppo perchè, come si sà, "Everlong" è la canzone che chiude il concerto, bellissima e amata dal pubblico, ormai ben oltre il Nirvana musicale, una canzone cantata da 30000 persone, ma un' unica voce, QUELLA DEL ROCK! Infine rimane solo da avviarsi verso casa,
con il cuore pieno di ottima musica, certi di aver passato una giornata
assolutamente indimenticabile. Una sola pecca da segnalare: a mezza
notte, l' acqua naturale, era finita ormai in tutti gli stand, cosa
quasi imperdonabile, visto il caldo e l' arsura delle gole. Sicuramente,
essere stati dentro ad una delle prime dieci macchine che abbandonavano
il parcheggio 1, ci ha aiutato a tornare a casa ad un' orario decente:
arrivo a Bologna alle 3 abbondanti di notte, mentre come spesso accade
in Italia, perchè si organizza "un tot al chilo" come si dice
dalle mie parti, molta gente è rimasta intrappolata nel traffico per
varie ore. |
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Concerto I ministri al Velvet di Rimini Dopo un' intera giornata al bagno 147 di Miramare di Rimini, si torna al nostro hotel in quel di Marebello: 47 bagni indietro..... Ma era il bagno della mia infanzia, quindi ci stà, ammirandoci il rossore tipo aragosta! Scriviamo le cartoline di rito, doccia e cena in un ristorantino in zona. Ore 21:45 si parte per l' Adriatica, direzione San Marino, destinazione VELVET, dove, questa sera, assisterò ad un concerto dei Ministri per la terza volta; arriviamo poco dopo, mettendoci in fila. Alle 22:00 siamo già dentro, ed iniziamo a respirare l' attesa, mentre inizio a sbattermi per reperire la scaletta del concerto, plauso assoluto allo staff del Velvet e alla crew dei Ministri, assolutamente disponibili, cordiali e simpatici, che mi hanno aiutato nel mio intento. Mentre giro, si esibisce una band spalla rock/ pop/ metal ma comunque assolutamente indie e rumorosi, cosa che preannuncia un live Ministeriale ad altissimo volume e fischi nelle orecchie fino a domani sera! Casualmente, mentre scatto qualche foto in giro, mi volto verso il palco, e vedo la band che prende posizione,nelle loro ormai classiche e distintive divise, incoraggiata dalle urla della gente, circa 300 accorsi, tra flash, birre e altro... I ragazzi tornano sul palco con "I muri di cinta" e la bellissima "Bel canto", dove, sulla coda del pezzo, il cantante si butta sul pubblico facendo un po' di body- surf, pratica iniziata negli anni settanta dai cantanti punk. Si ricomincia con "Vicenza", contro le basi americane sul suolo nazionale, una "Noi fuori", title- track dell' ultimo lavoro, dove il cantante, assolutamente avulso e "preso"dal pezzo e anche dall' emozione, si perde una buona parte di voce, urlando tutti i posti dai quali siamo fuori: le pensioni, "dalle grandi speranze e dai loro ingranaggi" e tante altre, parte poi la hit che li ha fatti esplodere, "Tempi bui", "Diritto al tetto", un trittico di canzoni assolutamente debilitanti, dove, finite, ci si guarda intorno, felici di esserci ancora, di essere ancora in piedi. Davide presenta la band, mentre cresce il bisogno di "Abituarsi alla fine", lasciando la chitarra ad un tecnico che la suona, e rituffandosi SUL pubblico per l' ultimo bagno di folla. A questo punto, il concerto è finito, e vado a cercare il tour- manager che, prontamente, mi dà la scaletta di F Punto, strumentista della band. Concerto bello e carico, ma forse il volume era troppo alto, e a tratti fastidioso, ma nel complesso... all' idroscalo di Milano, per il Rock in IdRho, ci sarò anche IO! |
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Savio top ten 2010 1) Hoodoo Gurus - Purity of essence (Australia) 2) The Coral - Butterfly House (Eng) 3) Jason and the Scorchers - Halcyon times (Usa) 4) The Apples in Stereo - Travellers in space and time (Usa) 5) The Jim Jones Revue - Burning your house down (Eng) 6) The Sadies - Darker circles (Usa) 7) Hacienda - Big red & barbacoa (Usa) 8) Fabienne Delsol - On my mind (Eng) 9) The Parting Gifts - Strychnine dandelion (Usa) 10) Nushu - Hula (Usa) |
Luca Cocchi 2010 1. Deerhunter - Halcyon Digest 2. Black Angels - Phosphene Dream 3. Arcade Fire - The Suburbs 4. These New Puritan - Hidden 5. Massimo Volume - Cattive Abitudini 6. Tom Petty & The Heartbreakers - Mojo 7. National - High Violet 8. Dirtumusic - BKO 9. Edwyn Collins - Loosing Sleeping 10. Mike Patton - Mondo Cane |
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TOP TEN del 2010 - TATO 1-TOM PETTY- MOJO 2-PERTURBAZIONE-DEL NOSTRO TEMPO RUBATO 3-JOSH ROUSE-EL TURISTA 4-THE CORAL- BUTTERFLY HOUSE 5-DEERHUNTER-HALCYON DIGEST 6-ARCADE FIRE- THE SUBURBS 7-ROBERT PLANT- BAND OF JOY 8-A TOYS ORCHESTRA- MIDNIGHT TALKS 9-BLACK ANGELS- PHOSPHENE DREAMS 10-BROKEN SOCIAL SCENE-FORGIVENESS RO..... |
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25/02/2011The Joy Formidable / Balthazar – CovoClub Bologna Ritzy Brian è una della persone più in vista musicalmente parlando dell’attuale scena inglese, sarà per la voce dolce ma profonda, sarà per quel caschetto dorato che le regala una splendida presenza, sarà perché finalmente la proposta sonora dei suoi Joy Formidable han varcato le soglie della solita conventicola dei pochi ma buoni, sarà per svariati ed infiniti fattori ma ora in tanti anche da noi si sono accorti di questa band nata nel Galles ma di stanza a Londra. La recente uscita di The Big Roar andava quindi valutata dal vivo e l’appuntamento al CovoClub ha sciolto i dubbi sull’autenticità del suon del trio d’albione. Carinissima anche dal vivo, Ritzy non se la mena per nulla, dividendosi tra parti vocali e tirate chitarristiche per che forza di cose on stage diventano leggermente più dilatate, confermandosi performer di buon livello. Il concerto scivola via piacevolmente imperniato a tutti gli effetti sull’ultimo lavoro, rare le divagazioni sul precedente e per nulla inferiore A Balloon Called Moaning, ma per il pubblico presente nessun problema. Ed allora chitarra distorta, un basso che batte fitto ed una batteria invero molto efficace e dai suoni ricamati, forse la vera sorpresa della serata. Concerto della durata giusta per una proposta del genere, meno di un’ora, ma così il ricordo del trio rimane con più voglia di accostarcisi anche in futuro. Ad aprire la serata la bella sorpresa dei belgi Balthazar, che indubbiamente si sono a lungo abbeverati alla fonte dei connazionali dEUS, ma poco male se i mentori sono di così alta scuola. A dire il vero, l’influenza si sente, ma non è mai invadente, permettendo ai giovani e promettenti Balthazar (in 5, a dividersi fra solita base ritmica, tastiere e violino) di lasciare la scena fra ripetuti applausi (e si sa quanto sia dura per le band supporter colpire il pubblico e farsi apprezzare). Per finire una bella serata, rallegrata dai gridolini urlati in coro dal pubblico assieme a Ritzy sulla nota Austere, mentre il basso di Rhydian Dafydd portava più di uno a muovere i piedi al ritmo ben cadenziato dalla batteria di Matt Thomas. Luca Cocchi |
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