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GUATEMALA - HONDURAS
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LUCA
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Un quetzal vale circa 235-240 vecchie lire opprure 0,12 euro od anche
7,85Q per dollaro
Una lempira vale circa 105-110 lire oppure 0,0557 euro od anche 17,15L
per dollaro (ma svaluta alla velocità della luce)
E' meglio girare con pezzi di taglio piccolo, perchè spesso
soprattutto in Guatemala non hanno mai il resto. A volte ci provano
sperando di tenersi il tutto o magari per farvi comprare più cose, ma
spesso rinunciano ad una vendita proprio per via del resto. Le carte
di credito sono accettate ma quasi esclusivamente in grandi alberghi o
importanti negozi, sugli autobus mai. Nelle strutture tipiche da
"viaggiatori" sono sconosciute, potete però ritirare soldi ovunque. Il
bancomat del circuito Cirrus a 5 pin (quello standard da noi) è poco
utilizzato perchè là si trova più frequentemente quello a 4 pin.I
dollari vengono cambiati da tutti, anche dagli alberghi però spesso a
condizioni di vero strozzinaggio.Si inizia a sentire parlare anche di
euro, ma solo in posti di grande affluenza di turisti. Non sperate di
cambiare altra valuta perchè non ne vogliono sentire parlare.
Qualsiasi prezzo, anche se riportato in forma ufficiale è trattabile.
In Honduras a volte (soprattutto a Copan)i prezzi sono senza tasse e
dovete considerare un 10% extra. Nonostante esistano infinite forme
linguistiche locali sia in Guatemala che in Honduras tutti parlano
spagnolo. Invece sulle isole della baia, Utila, Roatan e Guanaja la
lingua più diffusa è l' inglese. Quasi tutti parlano spagnolo, ma
potrebbe capitare di imbattersi in qualcuno che lo un po' lo capisce
ma non lo parla.
1° giorno
Sveglia all'alba per il ritrovo all'aereoporto di Bologna con Sam alle
5,45. Partiamo al secondo tentativo (al primo ci siamo fermati per un
problema ad un compensatore) in direzione di Madrid, da qui a Miami e
poi Città del Guatemala. A Miami facciamo solo un cambio di aereo, ma la
furbussima organizzazione a stelle e striscie ci fa ugualmente fare una
interminabile fila all'ufficio immigrazione per mettere un timbro sul
biglietto ! Il tutto comporta la partenza in ritardo verso il Guatemala.
Sull' aereo conosciamo una coppia di Bologna, simpatici e alla mano con
cui faremo assieme il giro del Guatemala. All'arrivo all' aereoporto La
Aurora di Città del Guatemala (si può prelevare col Bancomat)
contrattiamo un taxi collettivo e ci fiondiamo subito ad Antigua, la
vecchia capitale nonchè città coloniale dall' aspetto tuttora nobile.
Troviamo anche una splendida sistemazione che si verificherà poi la più
costosa di tutto il viaggio e che ci fare pensare di essere stati degli
spendaccioni. Una camera con 2 letti e bagno privato ci costa 100
quetzales alla Casa de Santa Lucia 2. Riusciamo a mangiare da Campero,
una specie di KFC alla guatemalteca perchè gli orari sono molto
anticipati rispetto ai nostri. In pratica alle 22 se non era per Campero
avremmo mangiato aria.
2° giorno
Sveglia anticipatissima, il fuso si sente ancora. Dopo una splendida e
carissima colazione da Reds, iniziamo la visita della città che oltre ad
essere splendida si trova al di sotto di un impressionante vulcano che
ne domina la vista da qualsiasi punto. Siamo anche fortunati perchè è
sabato e c'è il mercato. Ci si trova di tutto, ma la parte dove stanno i
campesinos con i loro prodotti di frutta e verdura è veramente
pittoresca. La perla della città è comunque la chiesa della Merced ed il
suo spendido chiostro, dove si trova una gigantesca fontana di più di 30
metri di diametro. La cattedrale che sorge nella piazza centrale è il
più importante monumeneto coloniale del Guatemala, solo che i terremoti
ne hanno lasciata intatta solo la facciata. Comunque grazie ad una guida
locale che si accontenta di una esigua propina visitiamo tutti gli
angoli possibili e ci viene narrata la sua storia. La sera ci coglie
impreparati e sveniamo tutti a letto saltando anche la cena !
3° giorno
Partenza alle 7 per Panajachel sul lago Atitlan, considerata una delle
gemme del centroamerica. Il viaggio è diretto grazie ad un autobus di
gran lusso della Rebuli, e dopo poco più di 2 ore giungiamo al lago.
Troviamo subito alloggio allo splendido Hospedaje Sanchez, che per 40 Q.
ci offre una camera con 2 letti all' interno di una struttura con
splendido patio. Se avete il coraggio di affrontare il vialetto di
accesso sarete premiati da questo splendido posto. A Pana ci dividiamo
da Max e Ale perchè decidono di andare a dormire a Jaibalito, la perla
del lago, solo che riusciranno a coronare il loro sogno solo la sera
seguente perchè all'hotel da loro prescelto non c'è posto. Da Pana io e
Sam, dopo un sostanzioso ed economico almuerzo da Don Noto per 15Q più
il bere, iniziamo una escursione sul lago in direzione di Santa Catarina
Palopo', ma dopo 2 chilometri il lungo lago non è più praticabile e
dobbiamo risalire sulla strada. Mentre ci inerpichiamo alla cima Coppi,
un gringo dalle buone intenzione ci da uno strappo e arriviamo
velocemente al paesino famoso per gli huipiles che poi sarebbe un abito
per le donne del posto. Il ritorno lo affrontiamo sul retro di un
pick-up, iniziando ad entrare in confidenza con le abitudini del posto.
A Pana esiste un unico posto dove è possibile prelevare col bancomat,
altrimenti serve sempre la carta di credito. I dollari invece li
cambiano tutte le banche, magari controllate prima a che condizioni;non
si pagano però commissioni.
4° giorno
Dopo un giro per Pana, in realtà si tratta di 2 strade con infinite
bancarelle e del lungo lago, iniziamo la visita dei paesi del lago, in
primis San Pedro La Laguna (con lancia pubblica per 20Q), dove abbiamo
appuntamento con Max e Ale. Il paese non è un gran chè, e l'unica cosa
interessante è il poter trovare delle guide per l'ascesa ai vulcani a
prezzi stracciatissimi, a differenza di Pana dove le agenzie di viaggio
vogliono almeno 20 dollari. Le uniche cose che si trovano a San Pedro
sono le coltivazione di caffè e di Marijuana. Se vi interessa vi vendono
di tutto, soprattutto la seconda perchè il caffè lo trovate ovunque. Il
pranzo lascia a desiderare, decisamente La Lupita non è il massimo che
possiate trovare ed i prezzi sono gli stessi degli altri locali (15 Q).Il
sistema pubblico di navigazione di Atitlan non prevede che al pomeriggio
i turisti possano fare molte divagazioni, quindi per raggiungere la
vicina Santiago de Atitlan ci tocca mercanteggiare per farci portare con
una lancia privata (200Q per 4 persone). Il paese è più caratteristico
di San Pedro soprattutto per via della grande piazza al culmine della
collina, ma anche questo non è che brilli per bellezza. Il ritorno ci
viene garantito dall' ultimo servizio pubblico della giornata, così
possiamo tornare in tranquillità a Pana (10Q)dove troviamo ad
accoglierci un loquace personaggio che alle nostre richieste di
informazioni ci risponde chiedendoci di riposarci sugli sdrai del lungo
lago. Cansante l'attività locale ! A quest'ora il panorama del lago è
decisamente bello, con i grandiosi vulcani sullo sfondo a fare da
barriera di protezione. Per la cena non c'è probelma, fra ristoranti e
comedores non c'è che l'imbarazzo della scelta, e a metà della calle
principale ci sono 2 posti veramente interessanti sia per proposte che
per prezzi. Io e Sam ritorniamo in tutta tranquillità da Sanchez, mentre
i ragazzi devono arrangiarsi per un passaggio verso Jaibalito che col
mezzo pubblico vale 20Q ma con lancia privata anche 200Q !
5° giorno
Partenza per le rovine di Iximchè, e per andarci scegliamo il mezzo di
locomozione più tipico del Guatemala : i Chicken Bus. A dire il vero ne
prendiamo 4 più un ultimo scuolabus per fare gli ultimi 3 km (Pana-Sololà-incrocio
per Tacpan-Tacpan-Iximchè). Il bello di questi bus è che sono stracolmi
di gente, si fermano ovunque non hanno orari ma uno aspetta sempre
quello in coincidenza. Certo, se ci tenete alla puntualità lasciate
perdere visto che si fermano praticamente ogni volta che incrociano
qualcuno, ma sono il mezzo migliore per conoscere la popolazione locale.
Visto che raramente vengono utilizzati dai turisiti, sarete gli unici ad
utilizzarli e tutti vorranno fare 2 chiacchere con voi. Vi si incontra
di tutto, anche anziani che vanno al mercato con coltelli dalle
dimensioni di una gamba, magari con camicia modello MatisDiscoPineta
!Dopo poco più di 2 ore e mezzo siamo giunti a destinazione (45 KM !) e
siamo entrati al sito. C'è un prezzo per stranieri e per indigeni, ma il
bigliettaio vi proporrà il biglietto per locali in cambio di una piccola
propina ( anche 2Q a persona ) ed il risparmio sarà notevole. Il sito è
ben consevato ma non molto imponente, comunque interessante per
conoscere una civiltà Maya minore come i Cakchiquel, visto che furono
fra i primi che dovetto cedere agli spagnoli. Il ritorno ha offerto il
programma di autobus del mattino, compreso una sosta ai comedores di Los
Encuentros dove con molto coraggio ci si può imbattere in un ottimo
almuerzos ( pranzo ) a prezzi contenutissimi. Il paese in realtà non
esiste, è solo uno scambio di bus attorno al quale sono sorti bar e
ristoranti (non proprio come sareste abituati a vederli sottocasa da
noi). Il ritorno a Pana ci riporta alla nostra città che ormai ci ospita
da 3 giorni, pronti a partire per andare a saccheggiare il famoso
mercato di Chichicastenango.Da notare che le agenzie di viaggio
propongono l'escursione ad Iximchè ad almeno 150Q, quando noi andandoci
da soli ne abbiamo spesi 38. Cena da Don Neto, ormai il nostro posto di
fiducia a Pana per il soliti 15Q più il bere.
6° giorno
Partenza comoda da un posto non meglio identificato lungo la strada a
Panajachel.In autobus si arriva a Chichicastenango, il cui mercato della
domenica e del giovedì è famoso in tutto il centroamerica per il fatto
che tutti i campesinos delle valli scendono in città con tutti i loro
prodotti per cercare di portare a casa più soldi possibili grazie al
loro operato artigianale.Arriviamo il mercoledì mattina, troviamo da
dormire all' Hospedaje Salvador per 75Q (2 letti e bagno in camera) e
veniamo subito agganciati da una guida del comune che ci propone di
portarci a vedere una cerimonia Maya altrimenti inaccessibile ai
turisti. Dice di portarci gratuitamente, al massimo una proprina, visto
che lei lavora per il comune. La cerimonia si svolge sulla vicina
collina di Pascual Abaj ed in effetti è molto interessante. Come al
solito siamo i soli occidentali presenti, ed assistiamo a svariati riti
sciamanici. Solitamente si portano infinite candele colorate, ognuna
avente un suo significato, ma c'è chi porta di tutto, io rimango di
sasso quando vedo che molti portano in sacrificio zucchero e cioccolata
! Finiti i riti, se ne consumano numerosi in contemporanea con vari
sciamani che parlano ognuno la proprio lingua, scendiamo e ci sentiamo
chiedere dalla guida del comune una cifra esorbitante. Dopo un lungo
mercanteggiare riusciamo a chiudere il tutto con 100Q per 4 persone, ma
onestamente ci sentiamo presi in giro.A quel punto siamo pronti per
affrontare il mercato del mercoledì che non sarà quello principale ma è
dove si possono ottenere i prezzi migliori. Finito questo giro ci
consoliamo col migliore ristorante della città, La Parrilla
specializzato in carne cotta al carbone. In effetti è tutto molto buono,
e i prezzi contenutissimi. Per 40Q ci si fà una cena con i fiocchi. Poi
via a letto pronti per il giovedì dove ci attende il gran mercato.
7° giorno
Sveglia alle 4,30 per essere pronti a vedere la preparazione delle
bancarelle.Tra candele, lumi e luce della luna si prepara il mercato, e
viste le vie strette e la mancanza di mezzi di trasporto è incredibile
vedere i "commercianti" arrivare a piedi in paese con sulle spalle
incredibili scatoloni contenti tutta la loro mercanzia. Gli affari
migliori si fanno la mattina presto o la sera quando sbaraccano, durante
il giorno il mercato è preso d'assalto dalle comitive di turisti
organizzati e i prezzi lievitano, soprattutto grazie ai gran stupidi
gringos che pagano in dollari e non capendo che forse c'è differenza tra
quetzal e dollaro fanno innalzare all' incredibile tutti i prezzi. Da
notare che molti prendono anche gli Euro, che spesso chiamano Evros.Se
vi piacciono i tessuti colorati, le lavorazioni delle maschere di legno,
le opere di terracotta o ceramica qui siete in paradiso. E' veramente un
mercato folgorante, pieno ricco ed ancora caratteristico e vale la pena
perdersi tutto il giorno solo per guardarlo e trattare qualche prezzo
per far divertire anche loro che sono lì a vendere. Prendetevi una
comoda pausa nelle ore centrali, quelle delle comitive e poi tornate
alla carica, ne vale la pena.A mercato finito abbiamo preso la strada
per la capitale. Come al solito capire da dove parte l'autobus è un
rebus, e quando l'abbiamo trovato era completamente carico, così abbiamo
optato per il vano di un furgone che in poco tempo ci ha portato a Los
Encuentros (fortuna che ha iniziato a piovere poco dopo averci
scaricato) e da qui abbiamo preso un autobus al volo per la capitale.
L'autista ha pensato bene di scaricarci in mezzo ad un incrocio e da qui
ci siamo trovati una sistemazione vicino al terminal degli autobus per
Tikal.Purtroppo il luogo prescelto è il più infame della capitale ma per
una notte a 43Q (2 letti e bagno in comune, ma bello e pulito) una
camera all' Hotel Fenix va più che bene. Cena nel posto più vicino all'
Hotel per evitare incontri spiacevoli, saremo stati fortunati ma abbiamo
avuto una gran cena per 30Q a testa.
8° giorno
Ennesima sveglia all'alba per prendere l'autobus con destinazione Santa
Elena, luogo di partenza per la visita delle rovine di Tikal. Questa
volta l'autobus è di lusso, anche se ovviamente è il più scarso della
categoria.Facciamo una sola sosta prima di Morales per mangiare in un
posto con servizi igenici da inchiesta parlamentare, ma il mangiare è
valido anche se non economico (la sfiga del pulman di pseudolusso,
immagino). Ci dicono che in 8 ore siamo a destinazione, ma in realta ne
servono 10, visto che passato Rio Dulce ci fermiamo a caricare chiunque
giri per la strada. Arrivati a destinazione ci troviamo una sistemazione
quasi principesca all' Hotel Posada Santander per 60Q (2 letti,
ventilatori, zanzariere e bagno anche se con acqua a temperatura
ambiente).Riusciamo anche a visitare Flores, piccolo paese che si trova
al centro del lago Peten Itzà, uno spendido e tranquillo borgo con tanti
piccoli comedores sul lungo lago dove ceniamo con quello che vuole il
ristoratore per i soliti 15Q più il bere. In pratica c'è solo un piatto
e ovviamente quello va bene.
9° giorno
Sveglia alle 4,30 per prendere un taxi collettivo che ci porterà a Tikal
(40Q per andata e ritorno più 50Q per entrare nel parco).Dopo una veloce
colazione al comedor Tikal, iniziamo la visita del parco con una guida
con cui cerchiamo di trattare il prezzo migliore dopo avere recuperato
altre 2 persone per fare un gruppo maggiore. Descrivere Tikal penso sia
inutile, la bellezza clamorosa del luogo lascia senza parole e non
aggiungo niente. Voglio solo segnalare il fatto che per passare da un
tempio all'altro ci si immerga nella foresta profonda ed è possibile
scorgere tucani, picchi,scimmie, orsetti lavatori, tarantole ! e altri
infiniti animali che non so nemmeno come si chiamino.La visita richiede
almeno una giornata intera, dovrete percorrere almeno 10-12 Km per
vedere solo le cose principali e fare almeno 3 ascensioni da cui poter
ammirare un panorama mozzafiato. L'ascensione al tempio II è la più
caratteristica (è quello famoso dello spot della Fanta) mentre quella
della piramide del Mundo Perdido è quella con la vista più bella.
Peccato che sia anche quella che prevede la discesa più infida ed è
sconsigliata a chi soffre di vertiggini. Altra ascensione obbligatoria è
quella del tempio IV, di cui sporge solo la parte superiore. Questa è
favorita da scale in legno e passerelle ed è consigliata al tramonto,
anche se poi dovete correre all'uscita perchè appena cala il sole vi
trovate al buio in mezzo alla foresta.Sconvolti da tanta bellezza ce ne
torniamo a Santa Elena col taxi collettivo per una buona cena ed una
meritata dormita, dopo aver salutato Max ed Alessandra che resteranno
ancora a Santa Elena per altre escursioni.
10° giorno
Sveglia alle 6 e ci accorgiamo che piove a dirotto. Non siamo molto
preoccupati, dobbiamo prendere un bus per andare a vedere il sito di
Quiriguà ( 60Q )che dista almeno 4 ore di viaggio, e visto che sembra un
acquazzone tutto passerà. Purtroppo le illusioni hanno le gambe corte, e
il maltempo non ci lascia, così decidiamo di non farci scaricare lungo
la strada sotto al diluvio per attendere un eventuale pick-up che ci
porti al sito (in realtà di ore ne sono passate 6). Tiriamo diritto per
Chiquimula da cui partono i bus diretti al confine di El Florido per
entrare in Honduras. Quest'ultimo bus si può definire un treno
accelerato, ferma ovunque e carica di tutto. Il viaggio lo affrontiamo
in piedi (Sam non ci sta con la testa e deve stare per un'ora piegato) e
vediamo capitare di tutto. Caricano tronchi di 5 metri per scaricarli
dopo 500 metri, caschi enormi di banane e lamiere andulate sottotetto.
Le banane vengono poi vendute dall'autista porta a porta nell' ultimo
tratto di strada, così per fare 2 Km ci mettiamo 45 minuti.
L'alternativa sarebbe stata comprale tutte noi, ma adeguandoci ai loro
ritmi la fretta è sparita anche per noi. Ora il confine è asfaltato e ci
si arriva in bus e bisogna farsi a piedi non più di 100 metri, ma
nonostante questo gli unici a farsi l'attraversamento in questo modo
siamo solo noi 2 e 2 ragazze olandesi (muy guapas!).Le pratiche sono
veloci, e per uscire dal Guatemala si pagano 8Q.Cambiamo il minimo
necessario dai cambiavaluta al confine (sarebbe meglio cambiare tutto lì
visto che sono meglio delle banche) e cerchiamo un passaggio per Copan
Ruinas. La Lonely Planet dice che vengono proposti passaggi a prezzi
esorbitanti e che conviene attendere. Così facciamo noi 2, in compagnia
di altri 2 hondureni, ed in effetti alla lunga otteniamo un passaggio
per sole 30 lempiras (prima chiedevano più del doppio).In una mezz'ora
si arriva al paesino di Copan Ruinas che si presenta molto suggestivo e
troviamo una sistamazione spendida da MarJenny per 140L (2 letti,
ventilatori, acqua calda ma nessuna coperta), dopo avviamente aver
trattato il prezzo ed aver fatto finta di rinunciare. La cena hondurena
lascia a desiderare(70L con le tasse), ma sia noi che le ragazze
olandesi abbiamo ordinato quello che costava meno per un problema di
pochi soldi hondureni in tasca, venendo a scoprire che potevamo pagare
anche in quetzales !
11° giorno
Visto che posto scadente non si cambia, torniamo a fare colazione nel
medesimo luogo della cena precedente (El Jardin), contenendo il costo
alla grande, e poi via verso il sito Maya di Copan, andandoci a piedi
lungo una passeggiata che riporta alcune stele.Piove, anche se non
insistentemente e fortunatamente una volta entrati smette, comunque il
tempo rimane brutto. Il biglietto costa 10 dollari, per vedere i tunnels
altri 12 ed il museo altri 4 !Decidiamo di vedere sito e tunnels, anche
perchè questi potrebbero a breve essere chiusi.Preciso subito che Copan
non è Tikal, ma è comunque molto interessante non tanto per la sua
imponenza ma per il fatto che ci sono molte stele ancora in ottimo stato
e svariate decorazioni sono ancora perfettamente conservate ed è così
possibile vedere immagini della vita del tempo.I tunnels invece sono una
delusione, soprattutto per via dell'incredibile prezzo del biglietto.Il
sito si visita in 2/3 ore, quindi riusciamo a prendere un bus per andare
verso la costa.Al solito non si capisce da dove partano e quale sia il
più veloce o diretto.Alla fine ci facciamo convincere da un tipo del
posto e partiamo per La Entrada con un bus che e breve si riempie a più
strati fino quasi ad esplodere.In questo stato passiamo 2 ore e a La
Entrada veniamo sbattuti al volo su di in altro bus diretto a La Ceiba,
dove pranziamo con 2 empanadas e popcorn venduti dalle signore del posto
direttamente sul bus per 3L.C'è anche un giornale sul bus e riporta che
Tela e La Ceiba (nostra meta) sono alluvionate! A San Pedro si cambia
bus e terminal e con un mezzo veloce (60L) arriviamo a La Ceiba sotto un
uragano, con acqua a mezza gamba.Dopo aver fatto un giro di alcuni hotel
su di un taxi semiufficiale ci fermiamo in un posto veramente squallido
(gli altri erano peggio, auguri agli avventori) che per 100L ci da una
camera che farebbe la gioia di un inviato del TG3 sulle condizione degli
extracomunitari.Comunque rimaniamo e ci addormentiamo al freddo, visto
che c'è la finestra ma mancano i vetri.Ma almeno lì si può anche
mangiare e così per 25L evitiamo di prendere dell' altra acqua.
12° giorno
Sveglia intirizziti, poi ci informiamo sulle condizioni del mare perchè
vogliamo andare all'isola di Utila. Ci viene confermato che oggi le navi
non viaggiano per le pessime condizioni del mare ed anche gli aerei con
collegano Utila. Decidiamo quindi di rimanere un altro giorno a La Ceiba
nello stesso hotel (anche i proprietari si stupiscono della cosa) e
facciamo un giro in città.Fa schifo, per farle un complimento, e poi
piove a dirotto e non si sa dove stare, se non in un internet point a
vedere cosa hanno fatto Virtus (io, ma perde sempre ?) e Fortitudo (Sam).
Decidiamo di fare un salto al villaggio garifuna di Corozal, ma la
pioggia non ci permette di vederlo a fondo. Per quel poco che
intravvediamo ci sembra peggio che La Ceiba, fortuna che mentre ci
ripariamo sotto ad una tettoia alcuni abitanti del posto vengono a fare
un po' di chiacchera e ci raccontano aneddoti locali. Torniamo a La
Ceiba ad affrontare il fetido hotel (Mare Azul) dove aggirandosi fra
catinelle per l'acqua che filtra, topi e scale per l' Everest arriviamo
alla nostra camera. C'è anche un tipo che viene a bussarci per vendere
pile,lampadine e pezzo forte dell' offerta liquido per freni. Forse ci
ha scambiato per abitanti del luogo, altrimenti non mi spiego tale
allucinante offerta !La cena la consumiamo al locale Pizza Hut e per
124L mangiamo all' inverosimile. La giornata è stata scoraggiante, se il
tempo non cambia non sappiamo cosa fare, non possiamo rimanere in questo
luogo della morte, ma anche andare da qualche altra parte ci pregiudica
l'andata all' isola. Speriamo bene, e ci mettiamo a dormire sperando che
i topi decidano di visitare una camera meno fatiscente della nostra.
13° giorno
Il tempo non è il massimo, ma veniamo informati che le navi hanno
ripreso a navigare. Andiamo all' imbarco, prendiamo il biglietto (185L)
e partiamo per Utila dove arriviamo dopo 1,20H. Utila è delle 3 isole
della baia, la meno famosa per il turismo di massa (quelli vanno a
Roatan), ma anche quella rimasta più vera e naturale. All'arrivo capiamo
perchè : non c'è luce elettrica se non fatta con i generatori, si può
telefonare solo verso l' Honduras e non ci sono strade. Si vive un'aria
di fancazzismo unica, è tutto tranquillo e rilassante e la gente che c'è
sembra che stia qui da sempre e non abbia intenzione di andarsene.
Troviamo una sistemazione presso l' Hotel Celena per 136L (2 letti, 2
ventilatori e niente più, nemmeno una vite !, bagno in comune ma molto
pulito), e partiamo subito ad esplorare l' isola. A mezz'ora di distanza
in direzione del Blu Bayoon c'è un posto con amache e possibilità di
andare a farsi un bagno direttamente in mezzo alla barriera corallina.
Peccato che il tempo sia ancora incerto, comunque si sta aprendo e
promette bene per domani. Alla sera si gira al buio più totale, e la mia
pila delle pagine gialle non è di grosso aiuto. Se amate mangiare pesce
qui si va alla grande. Ci facciamo entrambi un barracuda per 70L a La
delicias, servito con un sacco di altre cose che ho mangiato ma non
visto perchè pioggia e vento avevano fatto spegnere le candele del
ristorante. Comunque contenti ce ne torniamo verso il nostro stanzino
bulgaro.Qui dove non c'è luce artificiale ci si accorge molto bene che
alle 18 è già completamente buio, e si capisce perchè tutti si alzano
prestissimo e vadano a letto con le galline.
14° giorno
Dopo una nottata all'insegna della pioggia, il risveglio porta con se il
sole. Dopo una colazione molto casuale da Las Delicias Foods (40L), per
via della cameriera troppo presa dalla sua occuazione (diciamo così !),
l'isola ci regala un panorama strepitoso. Ci precipitiamo alle amache
viste il giorno prima pensando che potrebbero essere prese d'assalto. In
realtà non c'è e non ci sarà nessuno per tutto il giorno, ci prendiamo
una giornata di totale relax intervallata sola da qualche bagno nelle
strepitose acque del Caribe. La barriera corallina è uno spettacolo, a
meno di non scivolarci sopra come capita a me perchè se ne esce
decisamente perdenti. Comunque il contrasto tra il verde dell' isola e
il blu del mare intervallato dal rosso del corallo toglie il fiato. La
giornata è tutta qui, se non si vuole considerare la cena a base di
strepitosa aragosta per una cifra di 100L (piatto completo di langosta
al mojo de ajo, arroz, ensalada y frijoles) sempre a Las Delicias Foods.Fortunatamente
la cameriera della mattina non è al barbeque a prendersi cura delle
nostre aragoste. Se si alzano gli occhi al cielo è possibile vedere un
numero infinito di stelle, il tutto favorito dal fatto che sull' isola
non c'è luce quindi quella stellare risalta maggiormente.
15° giorno
Purtroppo non servono aragosta a colazione, quindi andiamo sul solito
piatto con uova e compagnia bella da Zanzibar, per 50L.In effetti in
confronto alla aragosta il desayuno è molto caro, ma non c'è
alternativa. Questa mattina siamo attivi, e partiamo per un spedizione
verso Pumpkin Hill, la montagna dell'isola dove si dice che ci sia la
grotta segreta del pirata Henry Morgan. Della grotta non troviamo
traccia, anche perchè la collina è completamente coperta di vegetazione
e non è facile infiltrarsi, comunque lo scenario che si apre sul mare
aperto ai piedi di Pumkins Hill è favoloso. Qui il mare è decisamente
più alterato che sulla costa est, non è facile andare a farsi un bagno,
ma qualche piccola spiaggia la si trova. Il buffo è che per arrivare su
questo versante bisogna entrare nell' aereoporto e percorrere tutta la
pista per poi prendere un sentiero che porta al mare. L'aereoporto non
ha nessuna struttura, se non 2 pali ed una tettoia sotto alla quale si
trova un'amaca su cui riposa l'addetto alla pista. Penso che l'abbiano
dotato di un nuovo sistema di radar che si installa nella radio,
altrimenti o usa i segnali di fumo oppure si affida alla provvidenza per
capire quando un aereo deve partire o decollare. Ma qui siamo ad Utila,
ed i problemi non sono contemplati nella costituzione personale dell'
isola. Nel pomeriggio torniamo a riposarci al Blu Bayoon, dove questa
volta ci vengono chieste 20L a testa per usare le amache. Questi soldi
servono per il mantenimento del luogo e per accudire le tartarughe
marine nella vicina laguna. Ci sentiamo come dei missionari umanitari e
riprendiamo la dura vita dell' isola. Per gli amanti del diving, voglio
segnalarvi che a Utila si possono fare infinite perlustrazioni della
barriera corallina e delle Cayes ad est dell' isola, e solitamente se si
fa un corso di sub completo (sui 119 dollari) vi viene offerto il posto
da dormire. La Lonely Planet segnala il posto come il più economico al
mondo per vedere la barriera corallina. La sera ci riporta ovviamente
alla nostra aragosta, ormai un classico dell' isola.
16° giorno
Colazione con divagazione sui pancake da El Paisito per 30L, ma la
prossima volta mi sa che torno al classico hondureno con le solite uova.
Dopo un breve giro per il "centro" del paese, dobbiamo ritornare sul
continente. Il biglietto di ritorno costa 10L in più che all'andata per
via della tassa di uscita dall'isola. Anche queste Lempiras sono
destinate al mantenimento dell'ecosistema dell'isola. Rientrati a La
Ceiba ci fiondiamo subito a Tela in bus (23L) visto che in molti ci
hanno parlato benissimo di questa cittadina. In effetti non c'entra
niente con tutte le altre città dell' Honduras viste finora. Lo si nota
anche dal fatto che non è così facile trovare da dormire, e ci riusciamo
solo dopo svariati tentativi presso un alberghetto aperto da poco e non
presente in nessuna guida. Con 135L ci troviamo in una camera discreta,
con 2 letti, ventilatore e bagno in camera (ma acqua fredda come al
solito) e c'è anche un bel giardino con poltrone e dondolo. Lo gestisce
un vecchio ultra ottantenne malato di diabete, non aspettatevi che vi
sappia dare una sola indicazione di qualsiasi cosa, comunque il posto è
ottimo. La città ha varie spiagge ed il mare è bello, tra l'altro ci
sono anche ristoranti sulla spiaggia e si può mangiare con cifre
contenutissime (40L). Attenzione però ai moscerini, sono insopportabili
e se ne infischiano anche dell' Autan Extreem.Per noi è anche l'ultima
possibilità di trovare souvenir dell' Honduras, ma da questo punto di
vista qui c'è veramente poco. Le uniche cose interessanti sono di
artigianato guatemalteco, altrimenti trovate un sacco di roba dismessa
dai gringos di cui qui vanno pazzi. In effetti in Honduras vivono col
mito degli statunitensi, e si ispirano in tutto a loro, solo che non ne
hanno i mezzi ed uniscono la povertà economica dei guatemaltechi alla
povertà di spirito dei gringos. Una condizione decisamente triste.Da
segnalare che le serrature dell'Hotel in cui ci fermiamo funzionano
malamente e per entrare in camera abbiamo dovuto smontare i listelli
della finestra del bagno e calare un bambino di una camera attigua per
sbloccare la chiusura di sicurezza e farci aprire.
17° giorno
Con un bus diretto(48L), cosa rara per noi, ce ne torniamo a San Pedro
da dove dobbiamo prendere l' aereo di ritorno. L'autista ci scarica ad
un bivio dell' autostrada da dove si va all' aereoporto. Fortunatamente
c'è un taxi che ci porta all'aereoporto (20L a testa) dove sosteniamo la
spesa più grossa di tutto il viaggio. La tassa di uscita dall' Honduras
è di 25 dollari (o 429L) ai quali bisogna aggiungere i 2 (o 35 L) per
far passare ai raggi X i bagagli ! Al duty free dell' aereoporto non c'è
nulla di hondureno, quindi se pensate di comprare qui gli ultimi regali
da portare ad amici o parenti farete una figura molto magra. Il volo è
puntuale, e arriviamo a Miami dove dobbiamo ripetere la trafila dell'
ufficio immigrazione per prendere l'aereo per Madrid. L' Iberia utilizza
lo scalo di Miami come sede di smistamento per tutti i voli del centro
america (Cancun,Città del Guatemala,San Pedro,San Josè,Panama) quindi
potrete trovare tutte le persone che hanno girato per quei posti, ed è
bello sentire le opinioni più svariate o fare i confronti su ciò che si
è visto e vissuto. La notte la affrontiamo in aereo, dopo una cena
nemmeno male.
18° giorno
Il risveglio è invece accompagnato da una colazione non commestibile, ma
dopo poco siamo a Madrid. Purtroppo qui ci sembra di tornare alla
realtà, visto che troviamo subito giornali italiani (e leggo che la
Virtus ha perso di nuovo ad Avellino) ma soprattutto quell' insieme di
persone schifose tutte uguali ed insignificanti nelle loro divise
giacca-cravatta-cellulare-personal computer portatile. Tutti tristi,
spenti o meglio morti dentro insomma tanto diversi dai messicani o dai
guatemaltechi che non avranno tutto quello ma che si portano dentro la
gioia di vivere che non si può scambiare con nessuna esistenza grigia ed
incentrata solo ed unicamente sul lavoro. L'arrivo a Bologna ci porta
all' incredibile (per aprile) incontro ravvicinato con la neve. E'
veramente la fine, ed il fatto che trovo tutto brutto e superfluo è
dovuto anche al fatto che per un po' di giorni ho trovato tutto
splendito ed inteso.
LUCA E SANDRO |