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IL RUGBY.....


La definizione più sorprendente che abbia mai letto a riguardo cita “il rugby è un gruppo di trenta uomini che corrono con il vento racchiuso in una palla….”.

Ma perché lo fanno? 

Nel 1823, un certo William Ellis studente del College di Rugby (cittadina dell'Inghilterra), partecipando ad una partita di calcio e mortificato dal fatto di non saper calciare questa palla piuttosto riottosa, la prese con le mani e la portò a fine campo. Naturalmente il suo capitano si scusò per questo strappo all'etichetta con gli altri giocatori, ma questi ultimi compresero che calciare o correre con la palla poteva aggiungere pepe alla competizione.

Da quel momento nacque un nuovo sport, cresciuto e modificato nel tempo, diventato oggi uno degli sport più famosi al mondo. 

La sua immagine, almeno in Italia, è quella del fango, dove uomini corpacciuti, resi quasi irriconoscibili dalla muta nerastra che li avvolge come un sudario, si danno battaglia contendendosi un pallone ovale, vischioso e imprendibile, che nessuno da fuori riesce a vedere, come difficile è vedere e capire esattamente cosa sia il rugby.

Lo scopo del rugby è avere il possesso della palla per poi avanzare sul terreno di gioco, chi difende deve fermare l’avanzamento dell’avversario ed impossessarsi della palla per poi avanzare a sua volta e così via; semplice no! 

A questo punto è necessario sfatare un mito; quelle trenta persone in mutande sul campo non sono energumeni che se le danno di santa ragione per 80 minuti!!!

Giocare a rugby richiede, oltre ad una ovvia preparazione atletica, una buona dose di tecnica individuale, diversa a seconda del ruolo che si deve ricoprire; nel rugby trovano posto tutti, dal corpulento massiccio e forte al piccoletto agile e fantasioso.

Il contatto fisico è presente ed inevitabile ma gli scontri di gioco, per quanto duri e repentini, sono calcolati e regolati; chi ha la palla in mano sa di poter essere placcato da un avversario, se lo aspetta; chi effettua un placcaggio compie un gesto atletico studiato non per fare male all’avversario ma per fermarlo ed anche questo è regolamentato, in conclusione è più pericoloso uno sgambetto inaspettato di un placcaggio. 

Ma la cosa che differenzia più di tutte il rugby dalla stragrande maggioranza degli sport è lo spirito del gioco; esso ti viene insegnato prima ancora delle regole.

Non è raro, soprattutto nelle squadre giovanili, finire in panchina o non venire convocati non per scelta tecnica, ma solo per atteggiamenti o comportamenti contrari allo spirito del gioco!

Massimo rispetto per l’avversario, egli non è un nemico, sul campo lo si combatte fino all’ultimo, poi ritorna un compagno che ama lo sport come te.

Il rugby è forse lo sport di squadra per eccellenza, tutte le individualità sono a servizio del gruppo.

Nel rugby ogni partita è composta da tre tempi: due sul campo, il terzo a tavola assieme agli avversari a mangiare e bere in compagnia!

L’arbitro non è messo lì per rompere le scatole, con lui non si perde tempo a discutere, le sue decisioni non sono a favore o contro per principio; anche lui, come un giocatore, può sbagliare. 

Tutto questo fa si che quando uno si avvicina al rugby, se si da il tempo per capirlo (le regole sono un pò complesse) molto probabilmente se ne innamorerà, potrà forse odiarlo ma difficilmente potrà essergli indifferente.

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