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STORY #15 I tuoi colori
Di rosso e di verde
ti vedo vestita
attraverso la lente
della mia immaginazione.
Di rosso:
come la cornice che hai scelto
per il tuo quadro;
di verde:
come le distese senza confini
sulle quali stenta a decollare
il tuo istinto non pago.
Sottili e delicati,
fili di rosso e di verde,
preziosi ed unici,
di raso e di seta d’oriente,
si intrecciano a disegnare
la trama del tuo viso.
Raccolta entro i limiti
spigolosi della tua personalità,
ispirata dal tuo incessante interrogarti,
è la tua bellezza:
eterea e rarefatta,
impalpabile e inafferrabile,
troppo lontana per l’uomo che ti ama.
Di tutti i colori incarni la sostanza;
veli leggeri di turchese,
sul corpo baciato dal sole,
timidamente lasciano intuire
le forme eleganti
che troppo spesso disprezzi.
Nel riflesso d’oro del sole risplende
la tua pelle d’ ambra d’estate,
nelle nubi del cielo invernale
si specchia l’avorio del tuo pallore.
Nella piega discreta del collo,
poche gocce del tuo profumo,
ci raccontano di te
un’intimità sempre celata.
Anonimo e grigio
è il muro ove si staglia
il profilo perfetto
del tuo viso;
seguo con mano incerta
le linee dell’ombra dietro di te
e scopro che anch’essa è perfetta.
Rosa è il pudore
del tuo imbarazzo
di bambina,
quando con toni inopportuni
si fa largo la curiosità morbosa della gente.
Del colore del fuoco
è la rabbia furente
che ti accende
contro la stupidità ed i soprusi
o quando proteggi qualcuno,
e giallo limone
è la spontaneità a volte scomoda
delle tue reazioni
che non riesci e non vuoi trattenere.
Ancora verde è il colore della speranza
che ti illumina e ti sprona
verso il futuro,
quando pensi di non avere più dubbi.
Viola è l’invidia
che ti logora
quando vedi la bellezza piccola degli altri
e non cogli quella assoluta che hai.
Blu è il dolore sordo
che ti acceca
quando pieghi il desiderio al buon senso
e ti chiudi nel silenzio del tuo riserbo,
convinta come sei,
che nessuno ti può capire.
Che non vale la pena parlare,
perché per gente sorda le parole
sono solo rumore e trasparenza.
Solo allora colgo sul tuo viso i segni stanchi
dell’insofferenza e i propositi di rinuncia.
Anche ora che ti osservo mangiare
leggo fra le tue righe il mio stesso fastidio e irritazione.
Bianco è il candore incontaminato
della tua purezza e del tuo odore di buono.
Dell’arcobaleno è il colore della tua bellezza,
perfette le linee che ti disegnano
e separano tutti i colori,
perfetta la tua pelle e i tuoi movimenti essenziali.
Così bella, così pulita,
che non posso distogliere lo sguardo
dalla tua direzione,
per timore di perdere una tua espressione,
per timore di non cogliere una sfumatura dei tuoi colori,
per paura di voltarmi e non vederti più
con le graffette nei capelli,
con i passi leggeri,
con lo sguardo assorto,
con la voglia che ben conosco di volare lontano.
Così bella da non poterti cogliere.
CINZIA TAGLIAVINI
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