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CINETECA COMUNE DI BOLOGNA
comunicato stampa del 28-07-2010
ultime recensioni
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- cosmonauta
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DIVO - IL
GIARDINO DI LIMONI - IL
CASO DELL'INFEDELE KLARA
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UN'OTTIMA
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NOTTE NON ASPETTA
COUS
COUS - INTO
THE WILD - THE
QUEEN
LO
SCAFANDRO E LA FARFALLA - NON
E' UN PAESE PER VECCHI
Regia:
Rocco Papaleo
Road movie in salsa
swing, attraverso scenari da cartolina di una regione dimenticata e poco valorizzata. Fortunatamente non si tratta di uno "spottone"
inutile e senza costrutto, le citazioni, dal vino Aglianico ai luoghi del confino di Carlo Levi, sono funzionali al racconto, ed evocative di un immaginario filmico che ci rimanda a Easy Rider o Fandango… Opera prima onestamente più che meritata per Rocco, qui anche attore, incentrata sulla musica; quando si ferma la melodia sono i compagni di viaggio, gli amici di sempre, colleghi dal cognome illustre come Gassman o Mezzogiorno, entrambi a proprio agio, capaci di trasmettere emozioni genuine; a non far deragliare il risultato finale che risulta godibile fino in fondo. Da sottolineare anche le interpretazioni del giovane Paolo Briguglia (una nuova conferma se serviva) e di Max Gazzè, il musicista, oltre a regalare al film una ballata struggente, è una presenza scenica costante e rassicurante che contribuisce al momento surreale di questo viaggio in punta di piedi; davvero una bella scoperta che meriterebbe un bis.
SUD...ICO
Soul
Kitchen
Regia: Fatih Akin
Commedia che fa bene all'anima questa
del turco di Amburgo classe 1973, gran parte della riuscita del film va anche al co-sceneggiatore e attore protagonista greco Adam Bousdoukous capace di creare un personaggio divertentissimo e di dare alla pellicola il "sapore" etnico azzeccato. Poi vista la nota rivalità tra greci e turchi é sorpendente cosa siano riusciti a fare in terra tedesca questi due quasi coetanei. Adam nel film é Zinos Kazantsakis, gestore di una bettola/café ad Amburgo. Abituato a utilizzare surgelati in cucina e a proporre fritti con panna per la stessa clientela, cambia decisamente vita quando conosce un raffinato chef licenziato da un ristorante di lusso, dove si trovava per il saluto alla sua donna in procinto di partire per la Cina per lavoro, perché si era rifiutato di servire un gazpacho caldo a un cliente arrogante e ignorante.
Grazie a lui il locale chiamato Soul Kitchen (cucina dell'anima) diventa di tendenza e sopratutto un luogo di aggregazione di personaggi e casi umani delle diverse stratificazioni sociali e culturali. Ma il successo genera, come sempre, dei compromessi, così il buon Zinos sarà presto costretto a fare i conti con l’amara realtà della società moderna, un luogo tetro ed oscuro dove non esiste né senso di appartenenza, né dignità civile, né riconoscimento dei meriti. Insomma un insegnamento per non abbassare mai la guardia e portare avanti le proprie idee a qualsiasi costo in modo da tener vivi i propri sogni.
Lunga vita
Fatih.....
RED HEAD
Cosa
voglio di più
regia: Silvio Soldini
Certo che dal regista, ormai affermato, di "L'aria serena dell'ovest" e "Pane e tulipani"
ci si poteva attendere di più. O meglio non occorreva un nuovo film di oltre due ore per descrivere un triangolo infelice di chi, all'arrivo dell'età adulta, non é ancora in grado di capire o decidersi su cosa fare "da grande". Poi c'é da dire che il cast é stato scelto oculatamente, Giuseppe Battiston su tutti é perfetto nel suo ruolo fatto di rimorsi e rancori; mentre i due protagonisti Alba Rohrwacher e Pierfrancesco Favino seppur molto bravi risultano più freddini e leggermente inadatti nei loro ruoli di amanti bruciati dal fuoco del desiderio. Ecco mi sento di dire a cuor leggero che consci delle difficolta quotidiane nel trovare il giusto equilibrio tra la vita di tutti i giorni e le reali passioni di ognuno di noi non occorreva questo inutile film.
APA'
L'UOMO CHE VERRA'
Regia: Giorgio Diritti
Poesia allo stato puro
questa ricostruzione dell'eccidio di Marzabotto del 1944.
Il regista de "Il vento fa il suo giro" riesce a mettere in piedi un vero capolavoro evitando luoghi comuni e restituendo allo schermo la forza della realtà.
Protagonista é la comunità agraria delle zone di Monte Sole sugli appennini bolognesi che vede i propri territori occupati dalle truppe naziste e molti giovani del luogo organizzarsi in brigate partigiane. La bravura della sceneggiatura é nel rappresentare la guerra vista con gli occhi di una bambina, Martina, che ha smesso di parlare quando ha visto morire tra le sue braccia il fratellino neonato e che vive unicamente nell'attesa dell'arrivo del nuovo fratellino.
Nel film sono rappresentati appunto questi nove mesi dal concepimento nel dicembre 1943 fino al rastrellamento di tutti gli abitanti della zona perpetrato dalle SS.
Finalmente qualcuno racconta le vicende della guerra dalla parte delle gente semplice, che ha ben altre speranze nella vita, forse primordiali: mettere su casa, sposarsi, crescere i propri figli. Un film dalla parte dei civili che si trovano, loro malgrado, annientati da potenze esterne nel loro cortile di casa. La voglia di gridare basta alla follia della guerra, senza effetti speciali facendoci riflettere sulle assurdità delle violenze atroci di tutte le guerre.
Da vedere assolutamente, premetto che la mia visione é stata in un cinema all'aperto con condizioni climatiche impossibili (pioggia a diritto per quasi tutto il film).
COMANDANTE DIAVOLO
CINETECA COMUNE DI BOLOGNA
BIOGRAFILM FESTIVAL 2010 – Bologna
Film : Mr. Nobody
Regia : Jaco Van Dormael
Chiusura del Biografilm 2010 con l’opera americana di Jaco Van Dormael, ai più noto nel bene o nel male a vita per Toto Le Heros. Film di fantascienza prossima ventura (dimenticarsi di Blade Runner) ma dal taglio autorale ed adattissimo a sugellare il festival per via delle tante vite rappresentate in questa unica proiezione. Nr. Nobody, un grande Jared Leto, nel corso del 2092 è l’ultimo uomo sulla terra che morirà di vecchiaia al compimento del 118° compleanno. La razza umana con un nuovo sistema di riproduzione cellulare non ha più inconvenienti e siamo tutti dentro ad un grande Truman Show a tifare per il nostro eroe che potrebbe lasciarci anche per nostra scelta. Ma chi è Mr. Nobody, o meglio Nemo? Un giornalista si intruffola nella sua camera di ospedale e gli viene raccontata la sua vita, ma è una vita sola o sono molteplici, la memoria c’è o mischia quello che è stato a quello che avremmo voluto che fosse capitato? In un mondo diverso dall’attuale ma poi non così tanto si svolge la vicenda che mai annoia per la lunga durata, condendo ogni passaggio con elaborati giochi visivi e registici di ottimo pregio. Tifiamo anche noi per le ipotetiche vite di Nemo, ogniuno si riconoscerà in una delle tre possibilità ed il film lascia un sapore di vita e non solo di tecnologia mostrataci per farci sognare e nulla più. Obiettivo centrato, il film dalla trama complessa bella nello svelarsi e nel chiedere allo spettatore di mettersi in gioco e scegliere in quale riconoscersi non è sempre lineare ma anche in questa caratteristica si annoda la sua forza. Dopo questa anteprima bolognese sarebbe bello vedere sugli schermi italiani questo film in cui il regista si gioca tantissime freccie a sua disposizione, altri registi con tutti questi virtuosismi registici ci avrebbero costruito una intera carriera, Van Dormael mette tutto in questa opera di fantascienza contemporanea aprendosi a futuri inesplorati ma interessanti. Un plauso anche alla colonna sonora che personalizza a tema i vari passaggi temporali con una chicca sempre epocale come quella “Where is my mind” di pixiana memoria che già illuminò il finale del Fight Club.
Luca Cocchi
BIOGRAFILM FESTIVAL – Bologna - 2010
Film : Armando Testa-Povero ma Moderno
Regia : Pappi Corsicato
Nell’Italia del boom economico ad inizio anni ’60 si impone una nuova figura, quella del publicitario. Ed Armando Testa è la rappresentazione massima di quella figura, con creazioni che anche a 50 anni di distanza identificano prodotti ed invezioni, come dimostrano Carmencita e Caballero, il logo del Punto e Mes, Papalla e l’ippopotamo Pippo. Che non tutto segua una precisa collocazione filologica ci sta, Carmencita brasileira doc col suo caffè Paulista habla castillano e non portoghese ma a quel tempo chi distingueva tra il Pan di Zucchero e la Costa del Sol? Armando Testa arriva dalla Torino operaia e povera come lui stesso dichiara ma si nutre della curiosità per recuperare ed elaborare ogni singola stilla di energia, colore e parola ed inventa un genere misto tra liscia pubblciità ed arte in contrapposizione a breve con le agenzie americane pronte a sbarcare nel vecchio continente con l’imperativo del marketing, sulle prime scambiato per un ballo delle colline marchigiane…La rappresentazione che mette in piedi Pappi Corsicato ripercorre nello spirito l’idea di Testa, siamo all’interno di uno spettacolo televisivo fatto con interviste ai personaggi da lui creati e la pubblicità irrompe a presentarci con spezzoni di inteviste del tempo il creatore di figure e tormentoni che ci hanno accompagnato e ci accompagnano ancora. Il gioco ha ritmo ed essenza cogliendo nel segno e lasciandoci il ritratto vivo di un precursore dei nostri tempi, al quale sarebbe solo da imputare che le sue creature ora ci stanno condizionando la vita essendo la base di ogni regolamentazione commerciale del nostro tempo, con certo meno arte e più strategia, ma forse con quasi più provocazione che negli anni ’60. E’ lo stesso Testa a rammentarci come in quel periodo lanciare uno spot con protagonista un cameriere zoppo non gli venne concesso, troppo fuori dagli schemi l’idea. Al termine dei 60’ di durata l’operazione di Corsicato, colorata e sfrontata è da considerarsi come un obiettivo centrato.
Luca Cocchi
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BIOGRAFILM FESTIVAL – Bologna - 2010
Film : Marilyn, dernières séances
Regia : Patrick Jeudy
Icona assoluta del XX secolo, Mariln Monroe, o meglio Norma Jean Baker, è stata rappresentata in ogni forma ed immagine, ma come tutti i miti dilatati nel tempo riserva aspetti inesplorati su cui indagare per tener vivo un interesse che serve, purtroppo, anche per continuare a far cassetta. Ed in effetti a breve verranno proposti due nuovi biopic sulla starlet made by Hollywood. Questa opera di Patrick Jeudy indaga solo sugli ultimi 2 anni e mezzo della diva, quelli in cui si rifugia in totale crisi alle cure dello psicanalista Ralph Greenson, conosciuto come il dottore delle star. Marilyn ci viene brevemente introdotta come in crisi dal logoramento del matrimonio con Arthur Miller, alla ricerca di una felicità sessuale che la faccia accettare per quello che sente di essere e non per quello per cui viene proposta, passando tra personaggio famosi come i fratelli Bob e John Kennedy in bagarre per accapararsene i favori di letto a sconosciuti totali. Ma è il rapporto sempre più stretto con Greenson a dominare la scena, fino all’ultimo colloquio dopo del quale seguirà il suicidio nell’agosto del 1962 ed il funerale gestito dall’ex marito Joe Di Maggio che vede l’assenza forzata di ogni persoanggio estraneo alla famiglia. Il film ripercorre a tappe questo calvario terminale, immettendo svariate immagini di repertorio collegate tra loro con passaggi di piedi e scarpe che diventono una ossessione, come dimostrazione che Marilyn non si sia mai liberata dell’ossessione primaria, quella della parola che la trafiggeva cercando libertà nella foto che le permetteva di andare oltre alla recitazione e fermarsi ad attimi tutti suoi. Non tutto scorre limpido nel film, cercando di inserire troppi riferimenti alcune situazioni con si chiudono, viene introdotto il sospetto dell’omicidio per aver frequentato da vicino troppi personaggi importanti su diverse sponde, ma se emerge il collegamento coi Kennedy quello con la mafia è lasciato ad una parolina della voce narrante e nulla più. Alla fine si può considerare il lavoro di Jeudy interessante ma non così riuscito come magari tanti fan della prima ma anche dell’ora attuale poteva sperare. Ci rimane la sensazione che qualcosa nella storia non ci sia stato svelato sino in fondo, ma lì rimaniamo mentre tra immagini di Montand, Oliver, Di Maggio e Kennedy vari usciamo dalla proiezione.
Luca Cocchi
inglourious
bastards
Regia:
Quentin Tarantino
La frase finale del protagonista del film "Credo proprio che questo sarà il mio capolavoro" sembra quasi
voler essere il pensiero del regista e il congedo, provocatorio, dal suo pubblico.
Forse per i grandi estimatori di "Le iene" e "Pulp Fiction" non sarà così ma rimane comunque
un magnifico esempio di tutte le sue virtù cinematografiche. Un film che abbina la capacità di giocare, di coinvolgere lo spettatore e di portarlo dentro allo spettacolo in modo esplicito, divertente e divertito.
Da Tarantino ormai accettiamo tutto, primo perché sa prendersi in giro, scherzare, esplodere, sospendere, esagerare, ma sopratutto godere nel far godere senza remore.
La struttura narrativa a capitoli ricorda quella di PF, anche questa stavolta però il frazionamento è solo apparente, per quanto lento a tratti l'incedere del film è incalzante e fluido. Se tutto ciò non bastasse occorre aggiungere una nota sulle interpretazioni dello strabiliante, agghiacciante e ammaliante nazista "cacciatore di ebrei" Christoph Waltz
e di Brad Pitt, l' Aldo del Tennessee a capo della squadra dei Bastardi (forse il doppiaggio in italiano li penalizza).
Una "sporca dozzina" alla Tarantino insomma, un western secondo il suo credo, con missioni, sotterfugi, azione, distruzione e morte riletti nel suo personalissimo stile... a far breccia nel mio cuore bastava questo, eppure ha voluto aggiungere le chicche degli scalpi, dell'Orso ebreo e, sopratutto - una giusta efferata crudeltà nei confronti dei nazisti annunciata sin dall'apparizione di Brad Pitt. Bravo Quentin!!
Grazie. PUNTOROSSO
CINEMA BOLOGNA
da venerdì 8 gennaio, Cinema Lumière - Sala Scorsese
SOUL KITCHEN
(Germania/2009, 99') di Fatih Akin
Prima visione
Versione originale con sottotitoli italiani
Venerdì 8 gennaio: ore 20.15 e 22.30
Sabato 9 e domenica 10 gennaio: ore 16.00, 18.00, 20.15 e 22.30
Lunedì 11 gennaio: ore 18.00, 20.15 e 22.30
Martedì 12 e mercoledì 13 gennaio: ore 20.15 e 22.30
Giovedì 14 gennaio: ore 18.00, 20.15 e 22.30
Periferia di Amburgo, protagonista un greco sovrappeso gestore di un ‘localaccio’ e intorno un colorito ‘melting pot’. Sceneggiatura a orologeria, brillante e fluida, colonna sonora che mescola funky e rythm & blues con hip hop e rebetiko greco. Happy end: dopo una serie di rocambolesche disavventure la cucina dell’osteria diventerà sopraffina. Akin passa alla commedia confezionando uno dei film più brillanti degli ultimi anni (Premio Speciale della Giuria a Venezia). Ma attenzione, il film è anche un manifesto politico sull’Europa che sta cambiando attraverso il confronto con culture diverse.
"La trama scorre liscia in gola come un mojito bevuto alla goccia: innocentino negli effluvi di menta e zucchero di canna eppure in grado di stenderti con due cazzotti di rhum quando meno te lo aspetti. Fatih fa sedere nella stessa rumorosa tavolata uomini di razze e estrazioni diverse, i poverissimi e i ricchissimi, i carcerati e i funzionari pubblici, il cibo e il sesso, la vita, la morte e i figli di puttana che giocano fra l’una e l’altra. Al Soul Kitchen mangiano (e bevono tutti): l’autore guarda dritto all’anima delle persone, al soul, fregandosene della loro storia e appartenenza. Il cibo è gioia sfrenata, sensuale ed erotica: un party feroce e vitale per un’umanità senza barriere e senza etichette, multietnica senza bisogno di dirselo. Con l’aria di alleviarci dalla miseria nostre pene con un’ora e mezza di spensierato entertainment, il grande autore turco-tedesco ci rifila invece un film politico, caldo e sudato come una notte di sesso appassionato, la cui morale di disarmante ottimismo è tratta bene il prossimo, fallo mangiare bene, dagli amore e amicizia, e qualcosa del buono che metti in circolo prima o poi ti tornerà indietro. Amen, fratello Akin".
(Stefano Sardo, direttore artistico Slow Food on Film, estratto dalla cartolina in distribuzione in sala).
palindromi
 Regia:
Todd Solondz (2004)
Non si può rimanere indifferenti davanti la visione dei film di Solondz, come nel precedente "Happiness"
anche qui il regista inventa un cocktail tra commedia e tragedia, humour e tristezza miscelando il tutto con coraggio.
e portando sulla scena problematiche tra le più scottanti confezionandole con la leggerezza della favola.
Un lavoro senza mezze misure che se ne fotte di essere totalmente compreso (nella costruzione a capitoli lo stesso personaggio è interpretato di volta in volta da attrici diverse), e tantomeno di provocare scandali che sin qui hanno limitato la circolazione dei suoi precedenti film.
Quanto ai palindromi del titolo (parole che possono essere lette da sinistra a destra o da destra a sinistra senza cambiarle di una virgola), Solondz ne ricompone parecchi, come a dirci che come la rigiri la sostanza non cambia.
SCAZZZZZZ
il
mio amico Eric
 Regia:
Ken Loach
Semplicemente stupendo il ritorno alla commedia "leggera" di Ken il rosso, dopo due film
impegnativi come “In questo mondo libero” e “Il vento che accarezza l’erba”.
Un film agro-dolce, carico di speranza, ottimista, che riscalda il cuore.
Il risultato è un prodotto di qualità, che appassiona chi ama il calcio e chi di calcio non se ne intende.
I protagonisti sono due Eric: il famoso calciatore Cantona (bandiera del Manchester United negli anni ottanta) e Bishop, postino di mezza età sull’orlo di una crisi di nervi. L’uno aiuta l’altro a scoprire se stesso e ad affrontare le difficoltà, confrontandosi a viso aperto sotto l'effetto della cannabis. Perché farcela da soli a volte non è possibile. Bisogna fidarsi degli amici, aggrappandosi a loro, credere che uniti si può arrivare ovunque. Rischiare qualcosa per avere qualcosa. Tanti messaggi profondi, ma concretizzabili nella vita di ognuno, come è tipico del regista inglese. Come in Riff Raff viene mostrato uno spaccato di Inghilterra tra toni seri e ironici allo stesso tempo. Il classico humor inglese che non tramonta mai.
LUCKY MAN
Il
giorno della civetta
 Regia:
Damiano Damiani (1968)
Bellissimo drammone di quarant'anni fa, in cui le indagini su regolamenti di conti mafiosi
non arrivano a nessuna conclusione. Infatti il provvedimento del capitano Bellodi (un giovanissimo
Franco Nero che ricorda il miglior G.M. Volonté) non é gradito da nessun abitante del luogo (tutti
schierati col potente notabile del luogo) ma anche dai suoi stessi superiori che alla fine
delle sue ricerche mandano in sostituzione un "quaquaraqua" e non un uomo vero!
Film utile per non abbassare mai la guardia in uno stato attuale in cui il CSM é visto
come un intralcio al regolare svolgimento della legge. Purtroppo sembra che non sia mai cambiato nulla
in questa povera Italietta.
SCAZ
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