RECENSIONI FILM
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LA DOLCE VITA


21 grammi - il peso dell'anima


Regia: Alejandro Gonzales Inarritu

Anno: 2003
Nazione: Stati Uniti
Distribuzione: BIM
Durata: 125'
Data uscita in Italia: 16 gennaio 2004
Genere: drammatico
Regia: Alejandro González Iñárritu
Sceneggiatura: Guillermo Arriaga
Fotografia: Rodrigo Prieto
Musiche: Gustavo Santaolalla
Montaggio: Stephen Mirrione

Una contraddizione estetica sottende all’intero lungometraggio, inflitta dalla frenesia con cui è utilizzato il montaggio e quindi negata, curiosamente, dalla compiutezza di ogni singolo episodio, a creare un ritmo in antitesi alla scansione temporale e a formalizzare l’intera vicenda come il susseguirsi di paragrafi autonomi la cui prevedibile durata mortifica l’articolazione percettiva, altrimenti intrigante. Peccato perché i temi scelti sono approfonditi con grande maestria interpretativa e il filtro fotografico, pressoché inesistente, proietta in una dimensione parallela del tutto credibile e convincente. Bravi tutti, protagonisti e non, nel portare sullo schermo non già la drammaticità di eventi tragici, quanto il corollario di disagi ed imbarazzi che ne condisce il convulso succedersi. Fondamentale il senso di provvisorio ottenuto con l’uso della camera a mano, così come l’aiuto della sceneggiatura e delle ambientazioni livide e foriere di sventura e dolore, forza e rinascita. Apparentemente impegnativo, si scioglie invero con poco sforzo, depositando stimoli e interrogativi nello spettatore.
A.B.

Dopo amores perros ci si aspettava magari una grande conferma che ….non è arrivata. Un primo tempo accettabile, con storie diverse ed apparentemente distaccata ( un po poco dialogo); poi dopo due minuti del secondo tempo il ns. Ale ha deciso di farci capire il desolante finale, rendendoci così impotenti in attesa dell’accadimento dei fatti.Infine per premiarci del coinvolgimento imposto ci regala 5 secondi di speranza; grazie!!!!

sambi

Come per il precedente grande successo del regista messicano, Amores perros, la storia é formata da un impasto di tre vite che convergono in un angolo di strada. Tre persone che non si conoscono, ma che entrano improvvisamente in contatto a causa di un incidente stradale. Paul (uno strepitoso Sean Penn) é un professore di matematica con una malattia terminale e un trapianto di cuore da eseguire; Christina é una madre uscita dalla tossicodipendenza che perde tutta la famiglia, faticosamente costruita (marito e due bambine), nell'incidente ed infine Jack (un Benicio Del Toro all'altezza di Penn) un ex carcerato convertitosi alla religione che ricade nella disperazione e successivamente in prigione.
Il tutto risulta immerso in uno scenario urbano freddo ma non eccessivamente sporco, grazie ai toni al neon di una fotografia povera di colori. La prima parte del film é un continuo mescolarsi, senza soluzione di continuità, di brevi flashback e sequenze secche quasi a spegnere nello spettatore la suspence derivante da una sceneggiatura drammatica solida e vibrante. Poi gradualmente prende corpo la vicenda e arriviamo ad intuire dove il regista ci vuole condurre per un finale senza molte speranze. Da ammirare i tre attori protagonisti, capaci di portare nei volti i segni delle rispettive dannazioni.

L. V.