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RECENSIONI FILM
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LA
DOLCE VITA
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una
rondine fa primavera
Regia : CHRISTIAN CARON
Capita di sovente che nei film francesi girati al di fuori delle metropoli, Parigi o Marsiglia, la nozione del tempo sia un dettaglio di poca importanza. E' successo con film minori ma belli ed interessanti come CI SARA' LA NEVE A NATALE, RACCONTO D' AUTUNNO, I RAGAZZI DEL MARAIS, e succede anche per questo UNA RONDINE FA PRIMAVERA. Non pensiate però di trovarvi di fronte ad una fuga dalla realtà, tutt'altro, solo che ci immergiamo in un mondo che ancora detta i suoi tempi e le sue regole e non sempre quello che ci viene prospettato è bello e divertente. Il film parte dalla scelta di una trentenne, inserita in una azienda informatica, di abbandonare lavoro e legami per cercare di seguire l' istinto e le sue istanze nel mondo contadino. Si fa un duro corso di praticantato sulla gestione di una fattoria e decide di prenderne una su di un altipiano del Vercors. Qui dovrà mettersi alla prova con gli alpeggi delle capre, col l' inverno duro e tremendo e col vecchio proprietario che gode di un vitalizio di un anno e mezzo presso la sua vecchia fattoria. L 'inzio, complice la voglia di fare, è tutto lanciato verso il meglio, il vecchio casale rifiorisce dalle sue ceneri, non più solo posto per allevare le bestie, ma sorta di esasperato agriturismo per i cavalieri di passaggio o per gli studenti delle scuole vicine, commercio dei suoi prodotti più tipici e caratteristici via internet e cose del genere, ma quando l' inverno chiama è difficile rispondere presente. I collegamenti sono interrotti, niente funziona e in quelle condizioni solo la dura tempra del contadino può tirare avanti, chi intende l' arte agraria come nuovo fenomeno imprenditoriale deve farsi da parte e ritornare alla base. E così, dopo nuovi colpi di scena, si arriverà al confronto finale col che fare della propria scelta, cosa che trovere naturale e per niente scontata e tanto meno banale, una scelta figlia non di alzate di testa o slanci dettati dall' innocenza, ma fatta da contatti personali duri ma veri. Non conosco il passato del regista, ma penso che abbia una forte formazione contadina, riesce ad inserire nella sua storia collegamenti col quotidiano per nulla scontati, come quando ci vediamo la cruda storia dei primi sintomi di mucca pazza, riesce a illuminare un mondo a molti sconosciuto senza farlo sembrare magico, dove è sì bello andare per i sentieri montani in estate ma è anche invivibile resistere al duro inverno lontano da tutto quello che possa essere inteso come calore umano e solidarietà. Nonostante tutto si esce dalla proiezione con un animo rivolto al bello, e in tempi simili è già un qualcosa di positivo, al di là di un film che comunque merita di per se una visione per le spendide interpretazioni di Michel Serrault nei panni dell' anziano contadino e di Mathilde Seigner disinvolta sia come contadina che come professoressa di informatica. E poi quel personaggio che durante le estati vediamo volare col suo parapendio sui dolci monti del Vercors sa tanto di libertà che noi cittadini incattiviti e persi tra lavoro e tempi impossibili abbiamo perso !
elle.ci
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