RECENSIONI FILM
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LA DOLCE VITA
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Regia : DANNY BOYLE
Impossibile parlare di questo film senza citare l' omonimo libro di Irvine Welsh da cui è tratto, molto probabilmente il romanzo culto per eccellenza degli anni novanta. Va detto da subito che è impossibile riprodurre sullo schermo la "visionaria chimicità" di cui è impregnata ogni singola pagina del libro, ma questo non è uno svilimento dell' opera di Danny Boyle ( ve lo ricordate il suo precedente ed intrigante PICCOLI OMICIDI TRA AMICI ? ), solamente per precisare che ci troviamo davanti 2 cose diverse e non per questo ne deve esistere una minore dell' altra.Sboccato, beffardo, irruento e violento, ci viene servita in diretta la storia di un gruppo di giovani di Muirhouse, dintorno di Edimburgo, con tutti i problemi legati ad un post-adolescenza tipico della società inglese in tardi anni Thatcher, cioè disoccupazione galoppante, droga, furti, sesso ed ogni tragica forma di sopravvivenza quotidiana. Tra tutti emerge un gruppo di 4 ragazzi che vanno dal piccolo spacciatore a quello sempre remissivo, da quello che cerca di lasciarsi il passato alle spalle a quello che entra nel giro del buco per problemi d' amore, con in più il pazzo del quartiere capace di slanci d'amicizia infiniti fino alle più incredibili risse da pub. Su tutto emerge prepotente la droga, capace di picchi infiniti ma anche di passaggi terribili e drammatici, capace di far scendere gli uomini in abissi impossibili, come nella ormai storica scena dove Rent si immerge nel più sporco cesso di Scozia alla ricerca di due pastiglie andate con l' acqua dello sciacquone. Sono altre le scene o le battute che sono già entrate nella storia dei nostri anni, dal famoso ..scegli noi scegli la vita, il mutuo, la casa, i debiti, la tv ecc. beh, io scelgo di non sceglierla la vita..,alla fantastica scena di fuga su Prince Street in pieno centro di Edimburgo con in sottofondo Lush For Life dell' iguana Iggy Pop. Alla fine di tutto, non assistiamo ad un' elegia della droga e dell' irriverenza, ma ad un cercare di andare oltre ai problemi di tutti i giorni senza dover per forza abbassarsi al livello di chi ci ha portati ad una società dove la scelta principale è quella di diventare emarginati sociali per poter giustificare un pesante stato di polizia, ad un andare oltre alla banalità della vita per sentirsi liberi di intendere il mondo alla propria maniera, anche se questo viene fatto dovendo affondare il proprio passato compreso in questo anche quegli amici che ci hanno sempre tenuti stretti per poter giustificare certe loro scelte.
Girato in stile veloce e contrappuntato costantemente da musica legatissima al proprio tempo, a volte sembra di assistere ad un lungo videoclip duro ed irriverente, ma questa forma scanzonata di girare un film così particolare non toglie certo sostanza all' opera di Boyle, che anzi lancia un modo nuovo di affrontare problemi congeniti alla società, senza falsi moralismi e senza cadere nel patetismo tipico di certe situazioni che descrivono gli emerginati della galassia junkie. Sceneggiato assieme allo stesso Irvine Welsh, lo scrittore è anche interprete del ruolo di Madre Superiore, quello del piccolo spacciatore di fiducia, ruolo interpretato anche dal vero dallo scrittore prima della fama internazionale.
Film obbligatorio per tutti gli amanti della vita. Se sentite chi ne sconsiglia la visione, lasciateli perdere, quella è gente morta dentro, per loro esiste la spazzatura impacchettata che chiamano TV; si tengano pure quella, la vita non è affar loro !

elle.ci