RECENSIONI FILM
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LA DOLCE VITA
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regia: ANTOINE FUQUA

Il genere poliziesco è da sempre stata proposto in tante salse che ormai è veramente difficile portare qualcosa di nuovo, e negli ultimi dieci anni si contano sulle dita di una mano i film che hanno innovato il genere, mi verrebbe da citare solamente I SOLITI SOSPETTI di Bryan Singer, POINT BREAK di Kathryn Bigelow e MEMENTO di Christopher Nolan, dove però più che la storia quello che cambiava era la struttura narrativa. Senza poter contare su colpi di genio, Fuqua parte da una storia solita, direi arcinota per un poliziesco, ossia quella del poliziotto buono a confronto col poliziotto cattivo. Un giovane agente, per entrare nella squadra della narcotici deve sostenere un giorno di prova sul campo assieme al responsabile di uno stretto gruppo che si muove molto liberamente sul terreno. E qui il giovane incontrerà la legge della strada, dove per sopravvivere non sempre devi essere solo il più forte, ma spesso devi far finta di dimenticare per ricordarti di quello che hai visto solo quando ti converrà. Tra azioni che più hanno a che fare con la malavita che con operazioni di polizia, parte così l'iniziazione alla strada del giovane agente interpretato da Ethan Hawke alla scuola del rodato ed autoritario Denzel Washington. L'azione si sposta sempre più verso confini non ben identificabili tra onestà e delinquenza, e il potere ammaliante di un terribile e decisissimo Washington si fa sempre più prorompente, perchè capace di crearsi una propria morale ( solo se diventi un lupo puoi combattere gli altri lupi e difendere le pecore ) in mezzo al vuoto totale e soprattutto capace di crederci lui per primo. Il regolamento di conti, peraltro ben immaginabile fin da subito, si fa sempre più ossessionante, visto che nel frattempo il film tocca con mano molteplici aspetti della vita delle grandi città come in questo caso nella Los Angeles post-Rodney King. Alla fine ci ritroviamo con nessun vincitore, perchè il sistema riesce comunque a compensare le falle che si sono venute a creare, ed il buono può battere il cattivo ma non il mondo in cui si trova.
Nonostante alcune situazioni dove la sceneggiatura balbetta un attimo, alcuni accadimenti sono troppo legati casualmente tra di loro, il film ci regala forti emozioni grazie ad un ritmo sincopato ed incalzante che non permette allo spettatore di estraniarsi dalla visione, e le caratterizzazioni regalatici dai protagonisti principali sono intense ma sempre molto equilibrate. Anche l'ambientazione è sempre centrata e le scene non trascendono mai verso inutili forzature tipiche di polizieschi dai facili proiettili. 
Alla fine come non ripensare a quel capolavoro che è il libro di Irvine Welsh chiamato IL LERCIO, in cui veniva descritto un poliziotto terribile, orrendo certo, ma dotato di un indubbio fascino, proprio come quello emanato in questo film da Danzel Washington ? Se non fosse che qui siamo sulle highways di Los Angeles invece che sui colli di Edindurgo che differenza ci sarebbe ? 

elle.ci