RECENSIONI FILM
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LA DOLCE VITA
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the quiet american

Regia : PHILLIP NOYCE
Se vi piacevano i vecchi film di spie, agenti segreti e doppi giochi, questo THE QUIET AMERICAN farà al vostro caso. Tratto fedelmente dall' omonimo romanzo di Graham Greene, ci viene proposta la storia della guerra tra i francesi ancora residenti nel Vietnam ed i guerriglieri Viet Minh a cavallo tra il 1952 e 1953. Protagonista è il reporter Thomas Flower, inviato sul fronte per il londinese The Times, che per amore di una splendida ex ballerina di compagnia darebbe qualsiasi cosa pur di rimanere in Vietnam, anche a costo di mettere a rischio la propria vita per andare a vedere dove avvengono i fatti. Da qui parte la storia del giornalista e del giovane medico americano, l'uomo tranquillo del titolo, che si innamora della donna di Flower e che per restarle vicino metterà in chiaro la sua vera missione. Il film ci ripropone quanto successe 50 anni fa, con i francesi colonialisti dal cuore buono opposti ai vietnamiti che per la loro indipendenza erano disposti a tutto. Nel mezzo di questa situazione si infiltrarono gli americani che cercarono di entrare come terza forza, creando un generale fantoccio per farsi amica la popolazione, il tutto a costo di numerose vite umane tramite stragi da addebitarsi ai loro oppositori. Non so se il regista ha visto in questa storia la trasposizione di quanto sta avvenendo ora, del resto il libro va per i 50 anni ed il film è stato scritto almeno 2 anni fa , ma le similitudini sono imbarazzanti e ci insegnano che purtroppo la storia non ci insegna nulla. Per tornare al film, quello che più colpisce è la perfetta trasposizione che Noyce fa del romanzo, non tanto per la storia, ma per essere riuscito a mettere in immagini qull'incredibile senso di amore che lo scrittore provò per quei luoghi, un senso di appartenenza e tragicità che di solito non travalica la pagina scritta. Qui invece veniamo permeati dalla vita vietnamita, ci sentiamo immersi nei fumi dell'oppio, abbiamo la testa intorpidita dal caldo di Saigon e la schiena bloccata dall' umidità che ci attanaglia alle sedie dell' Hotel Continental. Certo anche la storia ci tiene inchiodati alla poltrona, infiniti cambi di situazioni, un triangolo amoroso in cui nessuno è quello che sembra ma dove tutti sono pronti a tradire la persona a loro più vicina, un senso di catastrofe imminente dove la dignità di un popolo già emerge fiera e vittoriosa. Giusto terminare il film con il susseguirsi delle notizie che Thomas Flower avrebbe inviato 15/20 anni dopo sul conflitto tra Vietnamiti ed Americani, a ricordare che tutto era già stato tracciato in quei primi anni 50, e dove chi era già radicato laggiù aveva già visto il futuro, un futuro di guerra e distruzione che avrebbe ridicolizzato il potente occidente e fatto diventare mito l' invisibile popolo vietnamita. Da segnalare infine, la splendida interpretazione di Michael Caine nel ruolo del giornalista Flower, talmente intensa e reale da far pensare che non cia sia distinzione tra l' attore e il reporter.

elle.ci