RECENSIONI FILM
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LA DOLCE VITA


the libertine

Regia: Laurence Dunmore
Scandaloso, provocatorio il secondo conte di Rochester incarnato, sullo schermo, da un divo affascinante come Johnny Depp. Un uomo che nella seconda metà del Seicento, in Inghilterra, celebrò la libertà sessuale e la passione fisica prima di finire, come una sorta di John Belushi dell'epoca, vittima delle sue cattive abitudini: alcool e sifilide. La vicenda si concentra sul personaggio principale: il conte che durante la Restaurazione nel regno di Carlo II, dopo la repressione dei costumi del precedente regime, più di ogni altro, diede risalto alla voglia di trasgressione della società londinese. Lo stesso sovrano (interpretato da John Malkovich) gli perdona ogni eccesso: dai poemi scurrili che lo mettono alla berlina, fino al rapimento della fanciulla che poi diventa sua moglie. Questo perché Carlo II vuole che il suo amico libertino diventi quello che Shakespeare fu per Elisabetta I, scrivendo un'opera letteraria immortale. Ma il conte ha altri passatempi più stimolanti: si è invaghito di un'attrice mediocre ed è deciso a trasformarla in una grande diva del palcoscenico. La giovane donna, che nel frattempo è diventata la sua amante, col suo aiuto riesce a sfondare. Proprio nel momento del trionfo, però, arriva la decadenza. Vittima delle sue tendenze autodistruttive il nostro eroe sempre più dark, sfigurato dalla malattia, finisce per lasciarsi andare. Anche se prima di morire si concederà un ultimo "bel gesto". Come una rockstar della Restaurazione. Un personaggio fatto apposta per risultare carismatico: "Io non ho nessuna intenzione di piacervi e non vi piacerò", dice guardando dritto la telecamera, all' inizio del film. Ma si capisce che poi tutto il resto della storia è costruito per farci schierare dalla sua parte: la moglie è di un'ingenuità sconcertante, l'amante una mera approfittatrice e il re un uomo senza polso. Opera approdata al cinema grazie alla determinazione di John Malkovich: l'attore infatti aveva intepretato Rochester in una piéce teatrale. E ha convinto l'autore della commedia, Stephen Jeffreys, a trarne una sceneggiatura. Sullo schermo, però, Malkovich non poteva certo incarnare un uomo morto a soli 33 anni ed ecco cosi' scritturato un divo bello, ex maledetto come Johnny Depp, che ormai..........come Dustin Hoffman non sbaglia un film.

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