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RECENSIONI FILM
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LA
DOLCE VITA
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the
believer
Regia : HENRY
BEAN
Dopo aver sbancato i festival di mezzo mondo, compreso il prestigioso ed indipendente Sundance, arriva in Italia l' americano The Believer senza mai essere uscito negli Stati Uniti, forse perchè dopo i fatti dell' undici settembre era idea comune che non avrebbero mai potuto pensare e razionalizzare un contrasto tanto forte come quello messo in scena da Henry Bean. Eh sì, perchè qui assistiamo ad uno dei contrasti più forti che la storia ci ha messo di fronte, ovvero quella di un nazista ebreo. Danny Balint ci viene presentato come un naziskin deciso ed intelligente, capace di argomentare infinite tesi sull' odio verso gli ebrei e capace di autoconvincersi che la soluzione ideale per il meglio del mondo sia quella di uccidere degli ebrei. Danny picchia sconosciuti e presunti amici, attenta alla vita delle persone utilizzanto bombe, ma è anche capace di sostenere riunioni ed incontri di mirabolante forza persuasiva. Ma perchè questo odio e questa dedizione nel perseguire questa teoria ? Piano piano veniamo introdotti grazie a veloci e precisi flashback al mondo di Danny, cresciuto studiando in una scuola talmudica ma da qui cacciato perchè non ne riconosceva la linea guida ma si schierava sulle idee di alcuni profeti diciamo così indipendenti dalla linea integralista riconosciuta. Da qui, il suo odio per l' integralismo ebreo che lo porta a schierarsi in un integralismo ancora più totalitario come il nazismo. Solo la morte di un ebreo da lui evocata ma non realizzata lo porta a confrontasi di nuovo con i testi sacri e da qui verso la scelta finale di catarsi totale che però non sarò certo io a svelarvi. Girato in maniera dura e diretta come una serie di pugni al cuore e alla testa, il film sembra quasi un reportage dall' interno di un gruppo fanatico di naziskin, visto che non si tratta di una storia cinematrografica ma di un fatto reale, ispirato alla storia di un certo Daniel Burros, ebreo arrestato durante una manifestazione del Ku Klux Klan. La maniera di girare e di procedere deve indubbiamente tanto alla lezione del Dogma, e questo alla fine si rivela un forte pregio del film, inquanto non c'è nulla di più e nulla di meno di quello che serve per immergerci in una situazione che potrebbe prospettarci ad ogniuno di noi appena apriamo la porta di casa. Mirabile l' interpretazione del protagonista da parte dello sconosciuto canadese Ryan Gosling, ma molto intense anche Theresa Russell nei panni di una cinica e altolocata Nazilady che tira i fili della cultura destroide locale e Summer Phoenix ( ma cosa fumavano in famiglia quando dovevano dare i nomi ai figli ? Summer,Rain e River ) sensuale ed ambigua capace di perdersi sia per il teorete militante di destra che per Danny tanto da essere determinate nel fargli ritornare la passione per le sacre scritture giudaiche.
Visione obbligata di questo inizio 2002, assieme a Hijos il film più forte di questa stagione cinematografica invernale.
elle.ci
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