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RECENSIONI FILM
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LA
DOLCE VITA
romanzo
criminale
Regia: Michele Placido
Sbagliato a mio avviso tentare un confronto tra il film e il libro da cui é tratto di De Cataldo, perché si corre solamente il rischio di impantanarsi nell'inutilità della cosa senza considerare le oltre 600 pagine che
formano il romanzo. Solo le difficoltà di riuscire a condensare sullo schermo, in due ore e mezzo, anni di storia italiana, densi di avvenimenti incalzanti come le imprese della Banda della Magliana, dovrebbero concedere agli sceneggiatori (gli stessi de "La meglio
gioventù") alcune giustificabili libertà di azione. Viene qui dunque rappresentata l'ascesa e il declino di questi ragazzetti della città vecchia, con contorno di tirapiedi e malavitosi, che un bel giorno decisero di conquistare, con la forza, Roma come già fecero a suo tempo gli antichi imperatori.
E una volta diventati padroni della Capitale, loro malgrado si ritrovano ad essere servitori dello Stato, attraverso i servizi segreti, la mafia e le loggie massoniche, nel caso Moro, nella strage della stazione di Bologna e chissà in quanti altri misteri.
Forse il punto debole del film é proprio il continuo passaggio dai dettagli della cronaca gangsteristica a quello più generale sulle collusioni tra Stato e terrorismo tipico del cinema di impegno civile (alla Petri per intenderci) non riuscendo a dipanare il groviglio di intrecci, che nel libro appaiono cruciali mentre sullo schermo risultano semplificativi e che
conseguentemente sembrano assolvere i veri colpevoli. Nessuno risulta realmente cattivo, né la goliardica banda di delinquenti e tanto meno il grande vecchio dei servizi segreti e il suo "braccio legale", ingranaggi fondamentali di un sistema politico sparito (? avrei dei dubbi) con il crollo del muro di Berlino.
Ci sono i morti, c'é chi sparisce ma tutto sembra risolto, basta andare avanti.
Comunque nel complesso regia e attori fanno il loro dovere gaudagnandosi stima e critiche positive.
SORCIO
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