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RECENSIONI FILM
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LA
DOLCE VITA
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ricordati
di me
Regia: Gabriele
Muccino
Sceneggiatura:
Gabriele Muccino – Heidrun Schleef
Fotografia: Marcello Montarsi
Musiche: Paolo Buonvino
Scenografia: Paola Bizzarri
Costumi: Gemma Mascagni
Montaggio: Claudio Di Mauro
Interpreti: Laura Morante, Fabrizio Bentivoglio, Nicoletta Romanoff,
Silvio Muccino, Monica
Bellucci, Gabriele Lavia.
Anno: 2002
Data uscita: 14/02/2003
Nazione: Italia
Produzione: Fandango
Distribuzione: Medusa
“Ricordati di me” contiene forse la summa degli elementi narrativi
cari a Muccino: l’apparire sull’essere, l’incomunicabilità, la
crisi d’identità.
Roma borghese sullo sfondo, lo scenario è quello familiare, in secondo
piano rispetto ad un contesto collettivo ben più angosciante e
minaccioso.
Sulla contrapposizione tra sogni aulici mai realizzati e desideri
inconsistenti si costruisce l’intreccio delle personalità e il
confronto (scontro) generazionale. Matrice comune, ancora una volta, la
congenita brama di esserci, a qualunque costo.
L’espediente della partecipazione emotiva trasferisce allo spettatore
il ruolo di stesso di protagonista, caricandolo di ansie e struggimenti,
ma anche slanci coraggiosi e poetici: è sotto forma di subdola
consuetudine che si cela un lirismo tutto proteso al fallimento,
incarnato magistralmente – espressione mimica e verbale - da un
Bentivoglio in stato di grazia.
La sensibilità nello scegliere e proporre il tema, tuttavia, non
ha seguito nell’interpretazione cinematografica, limitandosi a
colorare il quadro tragicomico di una società fin troppo reale, con le
sfumature e gli amari contrasti che la degradano, e risolvendo in un
falso lieto fine, concentrato di vanità e disincanto. In questo senso
la forma è tutta nel contenuto.
Splendide e sentite le prove d’attore, mai lineari ed accademiche,
contribuiscono al risultato complessivo, toccante e scomodo ad un
tempo.
Come per “l’ultimo bacio” prevedibile una sopravvalutazione.
ANDREA
I protagonisti, Carlo e Giulia, portano gli stessi nomi dei protagonisti
del precedente film di Muccino, hanno vent'anni in più e si ritrovano a
fare
i conti con la famiglia che sono diventati.
Una famiglia medio borghese, in cui ognuno dei componenti ha paura della
propria normalità.
Giulia madre nevrotica (una bravissima Laura Morante) che vuole dare un
nuovo significato alla propria vita, ritentando una carriera teatrale
abbandonata per le scelte fatte in nome della famiglia.
Valentina figlia diciassettenne vuole a tutti i costi fare la soubrette
in
tv ed é disposta a tutto.
Carlo, il padre (una vera maschera Bentivoglio) ritrova l'amore perduto
in
gioventù e medita di mollare il falso mondo nel quale, fino a ieri,
aveva
voluto credere, lasciando il lavoro e la famiglia.
Il figlio Paolo, anche lui vicino alla maturità, sembra l'unico
destinato
alla mediocrità con i suoi complessi fisici ed i suoi dubbi
esistenziali.
Fa da sfondo una squallida rappresentazione del mondo dello spettacolo
che
finisce per consacrare la vittoria del modello di vita offerto oggi
dalla
televisione, tanto ambito dalla figlia che, addirittura, mentre é a
letto
con "uno dello spettacolo" si guarda allo specchio soddisfatta
per come rapidamente stia raggiungendo i suoi obiettivi.
Questa cultura imperante dell'apparire, rappresentata efficacemente nel
film, é triste specchio della realtà.
La storia può risultare troppo isterica e a volte cruda, ugualmente
efficace
anche per chi come me non é rimasto completamente rapito dal film.
Comunque un passo avanti del regista Muccino, più furbo che bravo,
rispetto
al troppo strombazzato "L'ultimo bacio".
L.V.
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