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RECENSIONI FILM
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LA
DOLCE VITA
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respiro
Regia: Emanuele Crialese
con Valeria Golino, Vincenzo Amato, Francesco Casisa
Il mare che circonda Lampedusa appare, nel film, di un colore talmente intenso che ti prende allo stomaco e ti spezza il respiro.
Gli occhi di Grazia (Valeria Golino) hanno lo stesso conturbante blu, quando, incurante delle grida dei figli, si spoglia quasi nuda per tuffarsi con loro in una spiaggia deserta.
Quando, senza pensarci due volte, libera una frotta di cani per vendicarsi di un torto subito; quando decide di fuggire perché la famiglia la vuol portare a Milano da un medico
che la “ farà stare meglio”. Quando ascolta, persa nei suoi pensieri, “la bambola” in un vecchio mangiadischi giallo. Quando non capisce perché.
Perché la sua voglia di vivere e di meravigliarsi, la diversità che la contraddistingue è vissuta da chi la circonda come una disgrazia, qualcosa da curare.
Con i suoi tre bambini Grazia ha un rapporto speciale, anche se spesso i ruoli s’invertono e sono loro a proteggerla con ostinazione dalla grettezza delle persone che li circondano
Pietro, il marito pescatore, solo dopo averla persa si accorgerà di aver perso con lei anche la voglia di vivere.
Questa donna così fragile, e nello stesso tempo così forte, mi ha turbato, è stato come ritrovare in lei quella parte di me che ho imparato a tenere nascosta. Quella parte che, ognuno tende a nascondere agli altri, anche se forse rappresenta ciò che in noi è più vero, migliore.
Siamo nel profondo sud, sono gli anni ’70.
A guardar bene però non è cambiato molto. La diversità oggi spaventa forse più di ieri.
Poco importa che si tratti di una giovane donna eccentrica e piena di sogni, di un vecchio senza futuro, di un bambino ROM che chiede l’elemosina o di un africano in cerca di una vita meno schifosa.
Chiara
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