RECENSIONI FILM
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LA DOLCE VITA
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Regia: Marco S. Puccioni
Non credo che riuscirò mai ad abituarmi al fatto che un film come “Pinocchio” esca contemporaneamente in decine di sale (d’altra parte Benigni è Benigni) , mentre altri meno pompati o semplicemente più scomodi e meno rappresentativi debbano passare in sordina. Ci sono film girati da giovani registi italiani come My name is Tanino o come l’ultimo di Sergio Rubini che forse non vedremo mai perché il fallimento della casa di produzione non ne permette la distribuzione.
Ce ne sono altri , che se si riescono a vedere è solo grazie alla ottima programmazione del cinema Lumiere.
Ed è stato proprio all’interno della rassegna officinema, tenutasi in Cineteca dal 18 al 23 di novembre che ci è stata data la possibilità di vedere alcuni di questi film.
Generalmente sono opere prime di giovani registi italiani, spesso ancora grezze, ma altrettanto godibili, interessanti e sensibili .
Uno dei film che ho maggiormente apprezzato è questo.
“Come vorresti che fosse il futuro?” questo slogan di una nota pubblicità assilla il protagonista Impero fin dalle prime scene . 
Impero è un investigatore privato incaricato da Francesco, suo vecchio amico, di trovare e proteggere Davide il figlio dagli atti criminosi che potrebbe compiere.
Davide ha vent’anni, non beve, non fuma e non si droga; è un ambientalista convinto, vive ai margini di una Torino in disfacimento e vorrebbe liberare tutti gli animali in gabbia . Impero beve, fuma, usa sostante psicotrope ed è alla ricerca dello scopo della sua vita anche se agli occhi di Davide appare come un cinico, disilluso adulto alla deriva.
Questo incontro nasce come uno scontro tra generazioni .
Davide sta cercando la sua strada e la madre che lo ha abbandonato da piccolo.
Impero è stanco di cercare, ha un vuoto dentro e ci convive , ma durante il viaggio che i due compiono verso sud si rende conto che forse è Davide la persona che potrebbe riempire la sua esistenza . 
La sequenza iniziale del film diventa anche la finale, un finale drammatico che forse non ci si aspetta, ma che mette in atto il proposito di Impero: l’unica cosa per la quale vale la pena morire è il bene della sola persona che ami . 
Un film particolare, girato con l’ausilio di diverse camere da presa.
Quella tradizionale, quella amatoriale che riprende i filmati di Davide da piccolo, e la microcamera che usa Impero per le sue indagini. 
Tutto questo contribuisce a ben raccontarci il malessere esistenziale: è pieno zeppo di colore, di immagini particolari, è ruvido e sincero; sentimentale senza essere stucchevole. Ben interpretato dai protagonisti sia dal giovane Antal Nagy che interpreta Davide , sia da Marcello Mazzarella nel ruolo di Impero. Interpretazione la sua degna di nota per intensità e bravura.

Chiara