|
RECENSIONI FILM
www.catchweb.net
LA
DOLCE VITA
(pagina iniziale clicca qui)
piazza
delle cinque lune
Regia :
RENZO MARTINELLI
Non vi posso svelare il significato del titolo perchè se ne andrebbe un
particolare troppo importante dello sviluppo del film. Sappiate comunque
di essere proiettati indietro di 25 anni al tempo del rapimento di Aldo
Moro. Il regista Renzo Martinelli ( anche autore del soggetto e della
sceneggiatura, nonchè produttore ) utilizza un'invenzione cinematografica
per ridar vita a tutti gli enigmi di uno dei casi più intricati e sporchi
della storia repubblicana d'Italia.Ad un giudice senese appena andato in
pensione vengono fatti trovare alcuni reperti d'epoca risalenti al famoso
rapimento, tra i quali un video amatoriale girato in 16mm in cui si vedono
dall'alto tutte le scene relative al momento dell'attentato/rapimento. Da
queste immagini si nota subito che le cose non andarono come tutti fummo
informati, ed il giudice ( Donald Sutherland ) coadiuvato dalla sua
allieva ( Stefania Rocca ) e dalla sua ex guardia del corpo ( Giancarlo
Giannini ) si avventura alla ricerca della verità a tutti negata. In un
primo tempo tutto procede nei canoni della normalità, ma in seguito ad una
puntata segreta in quel di Parigi il giudice Rosario viene a conoscenza di
qualcosa al di fuori del sentito dire. Da questo punto in avanti le cose
non saranno più come prima o come si voleva che fossero, gli accadimenti
da premonitori diventano altamente pericolosi e la verità, a portata di
mano, porta con sè morte e distruzione ( come poi è avvenuto per chiunque
abbia provato a cercarla al di fuori delle vie istituzionali ). La
sceneggiatura è il punto forte del film, da una invenzione cinematografica
si sviluppa un intreccio che ci permette di riprendere i cardini di una
storia mai del tutto chiarita, e le conseguenze che ogniuno può cogliere
sono fortemente inquietanti, ma a fianco di questa nota positiva ne vanno
segnalate anche alcune negative. La prima è quella di una regia
scolastica, che si affida ad infinite riprese vicino/lontano come se la
trovato fosse figlia di una tecnologia appena sbocciata ma che alla lunga
stanca,la seconda è quella tutta figlia dei polizieschi anni 70 di
inquadrare il presunto doppiogiochista ( o chi tesse i fili per conto di
altri, fate voi ) in maniera differente da tutti gli altri così da rendere
prevedibile lo svolgimenti e togliere pathos alla vicenda. La terza è
legata al doppiaggio di alcuni personaggi, fra tutti quello di Sutherland
che è poi il protagonista principale. E' chiaro che la recitazione non
fosse in italiano, ma spesso il doppiaggio è fuori sincrono con le
immagini e questo non è un bel vedere. Fra le note positive citerei
inoltre la splendida citazione operata da Martinelli per la casa editrice
che in questi anni ha tanto fatto per portare alla luce di tutti le
malefatte del nostro sistema. In una inquadratura durante un viaggio in
treno il giudice Rosario legge un libro della edizioni Kaos, che ha
contribuito costruttivamente a portare a galla le informazione legate al
caso Moro. Un bel modo di rendere giustizia a chi combatte senza tanti
mezzi per sopravvivere.In definitiva un film utile, da vedere per capire e
comprendere quello che a priori ci può sembrare ovvio e scontato e magari
allineato a tutto ciò che ci hanno fatto credere nel corso di indagini
deviate e depistate.
elle.ci
|