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RECENSIONI FILM noi albinoi Regia
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DAGUR KARISe vi accostate a questo film perchè risulta candidato all'oscar come miglior film straniero, beh lasciate perdere. Qui non c'è nulla di esoticamente artico, di belle storie e buoni sentimenti o di compassione nessuna traccia. Nòi ( pronuncia Noui ) vive in un isolato paese del nord-ovest islandese, incastrato tra il gelido mare ed una ghiacciata ed imponente montagna. Abita con una nonna che prepara torte e passato di fegato, prova passi di improbabili balli e lo sveglia con una fucilata. Andrebbe a scuola, ma col tempo invece di addormentarsi alle lezioni di francese preferisce farsi sostituire da un registratore, cosa che lo farà espellere dall'istituto. Grazie al padre, un alcolizzato senza speranze che gli consiglia di usare preservativi per evitare figli indesiderati con chiaro riferimento a Nòi, riesce ad avere un posto di lavoro come aiuto del prete addetto al camposanto, con incarico di scavare fosse nel ghiacciato terreno a fianco della chiesa. Nel mezzo di tutto ciò, i comportamenti di Nòi sono ritenuti strani dalla comunità che lo ospita, quando in realtà Nòi non è affatto stano o folle. Anzi, forse proprio Nòi è l'unica persona ancora dotata di un fondo di umanità, che lo porta a combattere l'ambiente circostante, una natura che impera e detta le leggi della vita, ma il suo è un atto eroico che ricorda con piacere i magnifici perdenti che hanno esaltato l'immaginario collettivo nell' epopee del grande west. Nòi sogna di fuggire, sogna di innamorarsi e sogna di farlo con Iris, la giovane commessa dell'unica tavola calda del paese, nonchè figlia del libraio del posto, scontento che la figlia si innamori di un folle albino che di notte scale le case per raggiungere l'amata e che non potrà mai garantirle un futuro migliore. Ma chi in quelle condizioni può pensare ad un futuro migliore lassù ? E anche chi può leggere nei fondi del caffè il futuro non può sottrarsene, ma qui sta a voi andare a vedere il film e completare la storia. Non so se il film sia stato girato volutamente su di un basso profilo o questo sia causato dalla mancanza di fondi da parte del regista, ma questo tocco rende bene la storia, molto minimale e fortunatamente scarsamente esotica, come invece i posti molto particolari avrebbero potuto far temere. Kari colloca la vita del paese e i freddissimi rapporti tra gli abitanti in una ambientazione in cui la natura è padrona assoluta della situazione e detta i ritmi di una quotidianità che pensa solo alla sopravvivenza giornaliera e illustra un non luogo in cui i sogni di Nòi sono solo ed unicamente pura fantasia. Per chi fosse attratto da storie del genere e ne vuole di più, consiglio di immergersi nella lettura di alcuni libri di Arto Paasilinna ( su tutti L'ANNO DELLA LEPRE e IL BOSCO DELLE VOLPI, entrambi editi da Iperborea ), dove cambia l'ambientazione dall'Islanda alla Lapponia finlandese ma non lo spirito che riempe luoghi e personaggi.
elle.ci
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