RECENSIONI FILM
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LA DOLCE VITA
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no man's land

regia: DANIS TANOVIC
Con Simon callow, Katrin Cartlidge, Filip Sovaqovic.
1h.38min. anno 2001 colori

Altman ci ha insegnato che possiamo ridere anche di un film che parla di guerra, ma qui in NO MAN'S LAND, quella risata che inevitabilmente ci coglie improvvisa ed inopportuna ci viene sempre rimandata indietro da una scena altamente disturbante e disgustosa. Benvenuti in guerra ci dice Tanovic, una cosa che non serve nč ai vinti nč ai vincitori, e hai un bel da dire che č un'azione umanitaria o che altro ! Anzi, ripensandoci a qualcuno serve, a chi come i soldati e i superiori dell' Unproform deve darsi un senso o meglio un ruolo da cui dettar legge, o ai media che cosė possono raggiungere la fama a colpi di scoop sulle disgrazie altrui. E la guerra non serve certo al soldato bosniaco o a quello serbo che si trovano intrappolati in una trincea a scambiarsi accuse non solo verbali e a costringere l'altro a dichiarare che la guerra l'hanno iniziata prima gli altri. La storia del film č esile e minuta, ma tutto quello che succede č invece grandioso, qualcosa che ti colpisce senza mezzi termini e che da qui in avanti ti fa pensare a cosa fare e cosa dire prima di agire. Senza mai schierarsi ( non certo facile per un bosniaco ), senza mai cadere in facile retorica, senza mai cadere in banalitā e soprattutto senza mai far perdere al film uno scoppiettante ritmo, Tanovic ci porta verso un finale che ci illumina non solo sul conflitto nella ex Jugoslavia, ma sul senso esatto delle guerre in generale. Cosa rappresenterebbe altrimenti quella meravigliosa scena in cui un soldato ancora vivo rimane dimenticato da tutti su di una mina innescata ed impossibile da disinnescare se non l'impossibilitā di andare oltre alla guerra ? Non vuole forse dirci che alla guerra possiamo sopravvivere solamente da morti ? Non aspettatevi quindi finali da eroi, nella vita gli eroi sono tutti giovani e morti.
Alla presentazione del film Tanovic ha dichiarato che si trovō nel bel mezzo del conflitto mentre studiava cinematografia a Sarajevo. Preso alla sprovvista, l'unica cosa che  riuscė a fare fu quella di uscire di casa ed iniziare a riprendere quanto stava succedendo. Beh, se il risultato č questo NO MAN'S LAND , bisogna dire che ci č riuscito maledettamente bene !
Alla fine della proiezione del film mi sono tornate in mente le parole di Vladimir Jokanovic che nel suo splendido libro NON E' LA MIA GUERRA ( ed. Guanda ) dichiarava " che cazzo te ne fai di una bandiera, se non hai pių una casa su cui issarla ? "  
 
elle.ci