|
RECENSIONI FILM
www.catchweb.net
LA
DOLCE VITA
Inside
man
Regia:
Spike Lee
Ennesimo film girato a New York del grande regista afroamericano, set ideale per le sue storie a base di violenza e conflitti razziali; questa sua diciassettesima fatica è un poliziesco vecchia maniera che strizza l'occhio ai Philippe Marlowe degli anni '50.
Una sceneggiatura convenzionale, atta a realizzare un lavoro perfetto come un meccanismo ad orologeria, che si appoggia su un'impalcatura narrativa e tematica priva di intemperanze autoriali é la base della compattezza di questo avvincente thriller.
Da sottolineare la capacità del regista di creare personaggi secondari e storie parallele molto credibili all'interno di una struttura che fa della confusione il suo filo conduttore. La babele della grande mela che accoglie ogni tipo di caos: le differenze etniche, culturali che si mescolano tra loro e ostacolano la ricerca della verità del detective confuso dalla massa degli ostaggi fuoriusciti dalla banca insieme ai veri criminali tutti vestiti allo stesso modo.
Perché ognuno dei testimoni risulta diverso, con le proprie necessità e una sua identità difesa fino in fondo: su tutti il sic indiano che non vuole collaborare con la polizia fino a quando non gli verrà restituito il turbante che gli era stato precipitosamente strappato di dosso dalle "teste di cuoio" in assetto di guerra all'uscita dalla banca.
Questo magma si offre come efficace affresco di multiculturalità che si rafforza diventando stile: la città che come un grande organismo, accoglie i suoi figli dispersi in una convivenza difficile, fatta di incomprensioni linguistiche - parodiate mirabilmente nella sequenza delle intercettazioni in lingua albanese - e comunicative, che proprio in tutto questo rivela il suo fascino
problematico, la sua bellezza. Una bellezza sporca, impura e forse per questo ancora più attraente.
MISS WHITE
"Inside man" top
Spike Lee in forma smagliante.
L'ennesimo film girato a New York - set ideale per le sue storie a base di violenza e conflitti razziali - è un poliziesco vecchia maniera che strizza l'occhio ai Philippe Marlowe degli anni '50. Il regista afroamericano lascia al suo passaggio una miriade di falsi indizi, gioca in contropiede con il ladro gentiluomo che ad eliminare gli ostaggi non ci pensa nemmeno, mischia le carte con tranelli e indovinelli per poi ricomporre il puzzle con un finale da antologia.
Ritmo e azione non sono alle stelle, eppure "Inside man" mette da parte ogni velleità da action movie preferendo il gioco psicologico tra guardie e ladri. Il regista de "La 25esima ora" non perde occasione per parlare di discriminazione e conclude con alcuni monologhi non 'politically correct'; l'undici settembre è ancora vivo nella coscienza americana, ma la sceneggiatura ad incastro fa dimenticare qualche caduta di stile. Insomma, il crimine non paga ed il castigo arriva anche dopo mezzo secolo dal misfatto. Perché la tragedia dell'Olocausto continua a tormentare un banchiere senza scrupoli che si è venduto l'anima per arricchirsi sulla pelle dei deportati: la storia insegna, Spike Lee impara. E il suo film è una lezione di cinema che difficilmente si dimentica
|