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RECENSIONI FILM
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il
treno per il Darjeeling
Regia: Wes Anderson
Quarta fatica di Anderson, strampalata come d'abitudine, che affronta un viaggio (nelle intenzioni) spirituale e iniziatico di tre fratelli, dove più che mai ciò che conta è il percorso, senza però ignorare la conclusione. Il regista ci ha abituati a vivere di elementi, di tasselli, ma stavolta per ricomporre il puzzle basta seguire attentamente il trio di protagonisti nella loro ricerca di passato, di legami, di senso e di amore. L' India diventa fa da sfondo perfetto per una miscela di immagini, colori, assurdità, inquadrature e ritmi. L'occhio di Wes si spinge nella sua visione della realtà con carrellate disordinate e frenetiche nel tentativo di cogliere una molteplicità di stimoli propria della vita.
Sul treno "Darjeeling Limited" pare si salga in corsa (esilarante il cameo/omaggio a Bill Murray affannato dell'inizio) e con ogni tipo di bagaglio (persino quelli conservati dal corto prologo che vede Natalie Portman sensuale ed incoerente in un "Hotel Chevalier" a Parigi fuori da ogni regola di spazio-tempo) o feticcio (dagli occhiali del padre scomparso a strani regali - cinture, scarpe - che continuano a cambiare padrone), per incontrare amore e morte, per ricostruire e ritrovarsi, soprattutto per perdersi, anche facendosi cacciare dal treno scoprendo una prospettiva del tutto nuova (forse perduta), imparando ad accettare il passato fidandosi del futuro, legandosi alle persone ed alla vita e non agli oggetti.
Un'impronta ormai inconfondibile quella di Wes Anderson, una comicità atipica lontana dai canoni classici, ma che riesce, a volte di più a volte di meno, a far ridere e sorridere di situazioni normalissime trattate ai limiti dell'assurdo.
LIMONATA CALDA
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