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RECENSIONI FILM
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LA
DOLCE VITA
il
regista di matrimoni
Regia:
Marco Bellocchio
Son profano e da tale mi accingo a cercare di parlare di questo film visionario del regista riabilitato
Bellocchio. Mi permetto di definirlo riabilitato perché é passato attraverso almeno due decenni bui e da qualche anno é stato in grado di sfornare film di densità concettuale e felicità espressiva impressionante. "Il regista di matrimoni" completa una specie di 'trilogia della crisi', iniziata con "L'ora di religione" e proseguita con "Buongiorno notte". Tre forme di ribellione, tre ricerche di finali differenti che combattono il dilagare di un ipocrita sentimento religioso (il primo), l'ineluttabilità della storia (il secondo), il rinchiudersi in una "gabbia" artistica asfissiante e immobile (il terzo).
Franco Elica, interpretato anche questa volta da un bravissimo Castellitto, deve girare l'ennesima versione de "I promessi sposi", ma preferisce la fuga in Sicilia dove spera di superare i suoi dubbi e perplessità ritrovando l'azione e il movimento.
In realtà si prodigherà nel sabotaggio di un matrimonio, quello programmato dal Principe di Gravina tra sua figlia Bona e un ricco avvocato di Palermo d'area mafiosa.
Elica diventa Don Rodrigo e Bellocchio si diverte a modernizzare Manzoni, attraverso sequenze sospese, di stampo surrealista, ma non lasciate al caso, curando in maniera spasmodica le inquadrature, rinunciando alle parole ed esaltando appunto la componente visionaria.
Un cinema teorico, quello del regista piacentino, che suddivide il suo sguardo e moltiplica i suoi punti di vista attraverso i vari registi disseminati nella storia.
Orazio Smamma (un Gianni Cavina sempre all'altezza), simbolo della frustrazione, artista che cerca il riconoscimento tramite un premio (Il David di Donatello) e per raggiungerlo si finge morto, perché, a ragione, sostiene che "in Italia comandano i morti" (......usando frasi dei nostri giorni "il fine giustifica i mezzi").Poi troviamo Enzo Baiocco, il vero regista di matrimoni che aspira a raccontare storie ma si limita a riprodurre "la grande recita della vita", la finta naturalezza di promessi sposi in realtà ingessati dal rispetto della ritualità.
A differenza di questi due, Elica, ha talento e vede che c'è salvezza solo attraverso la ricerca di movimento, necessario per sfuggire alle tenebre dell'immobilismo, dell'istituzione matrimoniale intesa come adesione all'ordine e chiusura. Bellocchio invece é in grado di fare teoria senza annoiare, di riflettere sul cinema senza risultare ingombrante, un guardarsi dentro ma sopratutto attorno senza rinunciare a taglienti e grottesche intuizioni sull'Italietta attuale.
Il grande merito del regista é quello di realizzare opere più nere dell'inchiostro ma non stancandosi di cercare aperture verso la luce.
Profano
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