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RECENSIONI FILM il figlio Regia : Jean-Pierre
& Luc DARDENNECome i precedenti film, ricordate Rosetta, anche questo IL FIGLIO ha lasciato la Croisette con un premio importante. Sembra quasi che i fratelli Dardenne ci abbiano fatto l'abitudine ad intascare premi, ma non per questo hanno addolcito i loro usi e costumi. Anche in questo caso preparativi ad una visione dura e forte, per nulla accomodante ma alla fine decisamente appagante. Il figlio del titolo è quello assassinato al protagonista, un falegname che insegna il mestiere in un centro per il recupero dei minorenni usciti dagli istituti di pena. Quando l' integerrimo Olivier scopre che nel centro è arrivato l' assassino del figlio, la sua vita, già devastata, assume un' aspetto ancora più terrorizzante che sulle prime sembra portare ad una vendetta lucida e fredda ma che invece porterà ad una espiazione del senso di colpa che ha distrutto la sua vita ed il suo matrimonio. O meglio, questo è quello che i due registi sembra vogliano farci percepire, perchè il finale potrebbe essere aperto a più interpretazioni. Nonostante il film non trasmetta un grande senso di speranza, quel finale è certamente più incoraggiante di quanto successe col precedente e splendido Rosetta, quasi che alla fine dell'insostenibile tunnel della vita in cui ci troviamo dispersi, ci sia una flebile luce che illumini il nostro cammino. Ma più che la storia, è proprio come questa ci viene proposta che maggiormente salta agli occhi e diventa essa stessa film, un film di levatura maggiore rispetto alle solite storie che ci vengono regolarmente proposte. Il film è una infinita catena di piani-sequenze riprese con telecamera a mano, con immagine sempre in campo ristretto, il protagonista non ci viene mai rappresentato di fronte ma sempre di profilo o meglio da dietro, così non riusciamo mai a capirne lo stato d'animo, siamo obbligati a rincorrere le situazioni e gli umori, le intenzioni e le interpretazioni che questi ha di quello che la società ( squallida, e questa sì propostaci di fronte e oramai al suo tragico finale ) gli va via via proponendo. Da tutta questa maniera d'uso cinematografica emerge una visione potente ed inquietante, un ritratto del mondo impietoso perchè altamente legato ad un quotidiano che non ci appartiene più, ma capace di riportare in noi solo istinti omicidi e vendicativi. Chi è capace di andare oltre questa società cercando qualla minima luce che ancora c'è, e chi invece si lava le proprie colpe col sangue di chi ritiene colpevole di questo grigiore che ci avvolge ? A questo punto mi ritornano in mente i vesi di Dylan che cantava " se le mie mani sono legate, non dovrei chiedermi chi le ha legate e perchè, ma dov'ero io quando me le hanno legate. "
Con questa opera i Dardenne ci regalano una
visione estrema ma necessaria.
elle.ci
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