RECENSIONI FILM
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LA DOLCE VITA
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il cuore altrove  

Regia : PUPI AVATI
Era già un po' di tempo che non avevamo a che fare con un film di Pupi Avati in stile con i suoi vecchi amori, quei film di ambientazione tipicamente bolognese con protagonisti personaggi imbranati, dimessi ma a suo modo mai perdenti, tanto per far un nome non a caso Nick Novecento. Questo IL CUORE ALTROVE ci riporta verso quel clima e quel umore, con una storia malinconica ma per nulla triste, grazie anche agli "inserti" del barbiere interpretato da Nino D'Angelo e del padre del protagonista impersonato da Giancarlo Giannini. Un professore di latino e greco viene inviata da Roma a Bologna nel mezzo degli anni venti per insegnare al prestigioso liceo bolognese del Galvani e possibilmente per trovar moglie così da assicurare un futuro alla prestigiosa sartoria di famiglia, che fornisce di tutto punto i vari papi che si succedono sul trono vaticano. L' imbranato professore ha un modo d' insegnare personalissimo ma per questo talmente coinvolgente che anche gli studenti più ignoranti si appassionano alla lingua latina, ma il suo carattere debole lo lascia in balia della giovane donna della sua vita che conosce in un pensionato per ciechi. E sì, la splendida e capricciosa Angela è rimasta cieca a causa di un incidente, ma riesce ugualmente a coinvolgere il tenero professorino in qualsiasi avventura a lei gradita, promettendosi anche come futura moglie. Gli accadimenti improvvisi ed imprevisti porteranno i due su strade differenti, ma non porteranno il buon professore ad omologarsi fino in fondo, tanto che il finale aperto del film non lascia intravvedere uno spiraglio definito, ma lascia lo spettatore pronto a riempire la storia come meglio crede. Il film è girato con un tocco leggero e divertente, si ride e ci si diverte anche a fronte di situazioni malinconiche ed amare e le quasi due ore di proiezioni scorrono veloci. Certo, all' uscita dalla proiezione la storia ci scorre via, non ci segna nè ci rimane attaccata, ma del resto tutti i film di Pupi Avati non hanno mai avuto questo intento. Rimane però il messaggio che per vivere non bisogna per forza adeguarsi al "coro" della vita che ci scorre a fianco, ma che si può provare ad essere se stessi a prescindere da tutto. Da segnalare, di notevole interesse, i titolo di testa girati sulle immagini di com'era Bologna ottanta anni fa. Sarà divertente per tutti riconoscere alcuni luoghi ormai fortemente cambiati ed altri che portano ancora in se la storia di ciò che rappresentavano e che ancora rappresentano.

elle.ci