RECENSIONI FILM
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LA DOLCE VITA


i banchieri di dio

Regia : GIUSEPPE FERRARA
Finalmente è arrivato nei cinema I BANCHIERI DI DIO, questo film che Giuseppe Ferrara ha iniziato a scrivere 15 anni fa ma che tra blocchi, ostacoli e divieti ha visto la luce solo col nuovo secolo. Occorre però distinguere tra quello che il film rappresenta e quello che è. In questa durissima accusa viene rappresentato il crack del Banco Ambrosiano, dai tempi di Sindona alla morte di Calvi. Vi troverete coinvolti personaggi di ogni risma ed ogni livello della nostra società. Passando dai contrasti della chiesa cattolica, tra lo I.O.R. di Paul Marcinkus all' Opus Dei ( con le lucide indicazione di Giovanni Paolo II su tutto ), dai politici italiani dell' ex Democrazia Cristiana, ai volti allora nuovi degli imberbi ed ingenui socialisti che vennero sacrificati per primi, ai servizi segreti italiani ed americani, alla mafia, fino, ovviamente alla P2 di Gelli ed Ortolani. Quello che emerge è un mondo orrendo, dove un fucile vale molto di più di una vita umana, ma soprattutto quello che viene qui rappresentato è l' enorme, decisivo, totale potere del Vaticano su tutto e tutti, e soprattutto il diritto di ultima parola esercitato sempre dal Papa. Anche i politici vengono solamente usati, come la mafia che deve sottostare ai dettami della chiesa così come i servizi segreti. L' unico personaggio politica che viene descritto con una determinante influenza, è quello del "gobbo", intimo di Marcinkus e per questo protetto del Papa. Alla fine la figura di Roberto Calvi risulata quella di un operoso lavoratore bancario, che deve solamente far quadrare bilanci e coprire buchi di migliardi nei conti della mafia o del clero. Questo non va certo a giustificazione di un tale personaggio, del resto decidere se finanziare Solidarnosc per combattere il governo polacco o se girare i soldi sui conti sudamericani dove vengono finanziati i contras che lottano contro i sandinisti oppure il regime cileno, non è un' operazione nè giustificabile nè al di sopra delle parti. Venendo al film per quel che in realta è, ne emerge un' opera che ha più a che fare con un' inchiesta che con uno spettacolo cinematografico. Certo, le cose da rappresentare sono tante, saltarne anche solo qualcuna non permette di trarre le giuste conclusioni, comunque se non si conosce già la situazione si fa un fatica terribile a non perdersi tra mille figure diverse che ciclicamente si ripresentano. Molti personaggi sembrano semplici macchiette, e se questo può funzionare nel caso del personaggio interpretato da Giancarlo Giannini, quello del faccendiere sardo Carboni, il gatto e la volpe ovvero Ortolani e Gelli appaiono veramente ridicoli. Difficilmente qualcuno potrebbe pensare che dietro quei 2 si nascondino i segreti della storia italiana. E' anche vero che in 2 ore non si può delineare il carattere di almeno 50 interpreti della nostra storia recente ( o contemporanea ? ) ma questo va tenuto in mente quando ci si appresta a scrivere una sceneggiatura.
Alla fine della proiezioni ci si sente non arrabbiati, ma abbattuti, visto l' impossibilità di cambiare le cose, visto che tutto quello che viene rappresentato sullo schermo non è invenzione ma viene dritto dritto da sentenze di tribunali e documenti ritrovati nei vari perlustramenti della guardia di finanza.
Per una storia del genere sarebbe servita un' uscita a tappe, una specie di parte 1 e parte 2 ( in stile IL REGNO di Von Trier per intenderci ), per meglio mettere a fuoco il tutto. E se questo fosse possibile perchè negarci questa splendida intromissione nella storia del più grande scandalo del secolo scorso ?

elle.ci