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RECENSIONI FILM
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LA
DOLCE VITA
honolulu
baby
Regia:
Maurizio
Nichetti
Tempi difficili i nostri?!?
Dobbiamo correre di qua e di là, cercando disperatamente di fare tutto
nelle 24 ore a nostra disposizione: siamo inoltre costretti ad esprimerci
in inglese nel tentativo quotidiano di non perdere il lavoro. Insomma
indubbiamente è una vita infernale e l'unico modo per sopravvivere a
questo terremoto esistenziale è quello di riderci sopra. L' ingegner
Colombo è ritornato. Oramai adulto, sposato, ancora senza figli, assunto
dalla Multinazionale cui tanto agognava in gioventù, ai tempi di
Ratataplan, deve fare anche lui i conti con la "lingua
ufficiale", l'inglese appunto, e con lo spauracchio del
licenziamento. La sua vita è indubbiamente un pò monotona, ma partire
per uno sperduto paese del Brasile, per una missione impossibile - trovare
il petrolio - è decisamente troppo. Colombo nonostante cerchi di
ribellarsi si ritrova a Malencias, tra 320 donne e con la compagnia e
l'aiuto dell'unico uomo rimasto, un francese di nome Cri-Cri. In un
inglese approssimativo e mescolando tutte le altre lingue parlate in quel
minuscolo paesino, Colombo costruirà un acquedotto e invece del petrolio
porterà l'acqua nella zona desertica. Il film di Nichetti è pervaso di
tutto l'ottimismo tipico del regista. Con la sua visione sorridente della
vita e delle sue imperfezioni riesce ad accettarne icontrasti e le
incoerenze. Persino il linguaggio sembra acquistare qui una sincera
valenza internazionale, tutta dedita alla comprensione come valore
fondamentale. L'avventura di Colombo e dell'anziano francese Cri- Cri in
una città popolata da sole donne non appare in nessun momento negativa o
ambigua. Qui e' la bravura di Nichetti, e degli attori con lui (Jean
Rochefort): riuscire sempre a far sorridere, e non solo per le situazioni
divertenti, ma per le atmosfere di semplice ironia e di derisione che non
è mai denigrazione. Il regista porta nel suo cinema il mondo al di là
dello specchio mostrando così il riflesso della
realtà senza distorsioni né forzature, solo più fantasioso e allegro.
BOBO
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