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RECENSIONI FILM
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LA
DOLCE VITA
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holywood
hending

regia: Woody
Allen
Con il suo ultimo film Woody Allen torna ai temi autobiografici che hanno sempre caratterizzato la sua opera. Se nello Scorpione di giada il regista si era divertito ad omaggiare, e parodiare, i noir anni ’40, con un protagonista improbabile emulo di Sam Spade, in Hollywood Ending Allen recita se stesso, un regista ipocondriaco alle prese con la macchina produttiva hollywoodiana e i suoi compromessi.
Il protagonista, infatti, è un regista-autore, che da almeno dieci anni non ha più realizzato film di successo, e deve accontentarsi di lavorare a spot pubblicitari in scomodissime location. E’ proprio su uno di questi set che riceve la telefonata del suo agente – la proposta di un film ad alto budget, una produzione hollywoodiana in grande stile, per di più con un ottimo script, ambientato a New York e adatto alle corde del nostro. L’unico problema è che la pellicola è prodotta dall’ex moglie del protagonista – l’elegante Téa Leoni – e dal suo attuale marito. Il personaggio di Allen non può ovviamente rifiutare, ma al momento delle riprese viene colto da ‘cecità psicosomatica’, e dirigerà tutto il film senza vedere nulla, aiutato in un primo tempo dall’interprete del direttore della fotografia – cinese, ovviamente, come si conviene a tutti i film d’autore! – e poi dalla stessa ex moglie. Gli evidenti problemi, malintesi e gag che ne scaturiscono rendono la storia movimentata e divertente, grazie anche ad una sceneggiatura che ci ricorda i tempi d’oro di Io e Annie.
Allen, come dicevamo, recita sempre se stesso, e Téa Leoni, pur diligente, fa a tratti rimpiangere Diane Keaton; tuttavia, il film è forse il migliore tra quelli realizzati da Allen negli ultimi anni, con una vena di satira che, se non pungente come potrebbe, colpisce comunque il bersaglio. L’Hollywood Ending, come suggerisce l’ambiguità del titolo, è quello, a lieto fine appunto, della storia, o quello, più inquietante, della stessa Mecca del cinema?
LARA
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