|
RECENSIONI FILM
www.catchweb.net
LA
DOLCE VITA
Hawaii,
Oslo
Regia: Erik Poppe
In una Oslo solitaria e dai toni sfuggenti (alla "Elling" tanto per intenderci) si intrecciano cinque storie, solo apparentemente slegate, fatte di protagonisti impegnati a districarsi attraverso esistenze difficili, dolorose, sull'orlo del baratro e quasi irrecuperabili, ma per ognuna di esse, il regista, apre e chiude continui spiragli di speranza.
Si tratta del secondo capitolo di una trilogia che il talentuoso Poppe dedica alla sua capitale (speriamo un giorno di riuscire a vedere anche il primo...in Cineteca).
Il film si apre con la morte di Leon investito da un'ambulanza durante una folle corsa, un ragazzo dissociato che vive in un istituto psichiatrico in attesa del suo venticinquesimo compleanno per poter rivedere la donna a cui aveva giurato amore eterno da bambino.
Alla fine però sarà il corpo di Vidar, l'infermiere visionario dell'istituto che ha in cura il ragazzo a giacere a terra al posto di quello del suo paziente, sacrificandosi per lui, come un amico o meglio come un angelo custode, e sono piume delle ali di un angelo quelle che scivolano via dal lenzuolo che copre la salma.
In mezzo a questi due incidenti (il primo visionario) facciamo la conoscenza del fratello di Leon, rinchiuso in carcere per furto che con l'occasione di un permesso ottenuto per festeggiare il venticinquesimo compleanno del fratellino, rapina una banca pensando così di riuscire a fuggire alle Hawaii. Viggo e Milla, una giovane coppia costretta, dopo la gioia per la nascita del figlio, a convivere con la disperazione per la immediata scoperta di una malformazione cardiaca del nascituro destinato a morire in fretta. Mikkel e suo fratello, due bambini allo sbando, sopraffatti dall'assenza di affetto, che vagano di notte imbrattando muri e scippando borsette, per non tornare nella loro casa vuota, da cui il padre è scomparso per un incidente e dove la madre, sull'orlo del suicidio, manca da troppi anni. Frode, un autista di ambulanze che salva vite e cerca amore.
Baricentro del film rimane Leon, intorno a lui ruotano queste vite conflittuali e smarrite, indifese difronte alle difficoltà di questo mondo, ma avvolte dall'inspiegabile interferenza di figure premonitrici, gli angeli appunto.
Tra le tante prove d'attore una menzione speciale spetta ai due piccoli fratellini sbandati, a noi sconosciuti, che si muovono con un'intensità assoluta tra rabbia e fragilità.
Questo è proprio un film da vedere, capace di unire, come accade di rado, la realtà più cruda con un misticismo indefinibile (può tornare alla mente "Il cielo sopra Berlino", per la parte mistica, con tutto il rispetto per l'accostamento azzardato).
Tutte storie di personaggi vulnerabili che ti appassionano, anche perché il regista lascia da parte ogni facile condanna e in qualche modo disegna l'idea di un contrappasso in cui, quasi sempre, c'è salvezza se c'è sacrificio. Una visione atea del concetto della vita ma imbevuta dei tratti affascinanti della cultura cristiana.
TROLLS
|