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RECENSIONI FILM
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LA
DOLCE VITA
gomorra
Regia: Matteo Garrone
Ci voleva il talento di Matteo Garrone per trasformare le intense pagine di Roberto Saviano in angoscia filmica. In fondo non ci si aspettava un poliziesco o un documentario, ma solo un racconto, il cui maggiore merito è nella costruzione del contesto, nella descrizione di una scuola di vita che non può prescindere dalla 'lingua' (i sottotitoli aiuteranno più di qualcuno) e dalla 'geografia' (fatta di palazzoni, luoghi fatiscenti e abbandonati).
Oltre due ore di puro realismo esasperato tra le strade di Scampia e le discariche abusive dove vengono regolarmente versati rifiuti tossici con la connivenza delle istituzioni.
Una serie di storie di straordinaria follia, il crimine sembra la regola in un territorio che non conosce leggi se non quella del più forte. Dove non arrivano le pistole ci pensano i camorristi in doppio petto a completare l'opera di un sistema che ha fatto 4.000 mila morti in meno di trent'anni.
Il film offre una visione difficile, si tratta di un lavoro sulla camorra, ci viene sottoposta una realtà omogenea delle zone del napoletano dove impera, nasce, cresce e muore questa ideologia. Giusto per capire quanto sia radicata la camorra nella vita di persone da sempre a contatto con questa, nell'attività sociale di questi individui. E' un film freddo, senza speranza, nessuno ha via di scampo, in nessuna delle situazioni analizzate, vi è possibilità di un riscatto, siamo in presenza di una nuova schiavitù. Altra caratteristica dell'opera è la totale assenza del sentimento, tutto si fa perché è dovuto, non c'è posto per il ragionamento e per il sentimento, né cuore né cervello solo ordini che arrivano sempre dall'alto.
Matteo Garrone dimostra ancora una volta a tutti la sua caparbietà, la necessità di restare legato a temi “sociali”, dando vita a un impegno vero, politico, un progetto fatto di coraggio, talento e umanità. Gomorra ci spaventa, ci inquieta, ci commuove, ci indigna, raccontando di un luogo in cui non c’è lavoro ed è un problema atavico, lontano, che si perde nella storia di dominazioni, amministrazioni, semplicemente il lavoro, la possibilità per i ragazzi di andare avanti, senza farsi irretire dalla possibilità di guadagnare facile e tanto quando non hai niente. La criminalità avanza nel tempo e nello spazio, incancrenisce i luoghi, distrugge le cose, imbruttisce la gente e Garrone riesce a darci questa percezione, come di una malattia che lentamente si diffonde e che uccide e sono intere generazioni che vengono colpite e spazzate via da questa guerra infinita.
SENZASPERANZA
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