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RECENSIONI FILM
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LA
DOLCE VITA
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garage
olimpo
regia: MARCO
BECHIS
E' la storia dei desaparecidos argentini di vent'anni fa rappresentata come
se avvenisse in una qualsiasi parte del mondo oggi.
Documentare con delle immagini un campo di concentramento é molto difficile.
La scelta del regista é stata quella di utilizzare come unica luce, nei campi di prigionia sotteranei, quella delle lampadine che sono visibili
nelle inquadrature; mentre fuori, in superficie, la città é stata
rappresentata con luce artificiale, come se gli abitanti vivessero nella
finzione.
Solamente i suoni collegano "il dentro" con "il fuori", il sopra e il sotto,
integrando questi due mondi in una unica realtà terrificante.
I goool urlati alla radio, le banali canzoncine leggere, tutti ascoltavano
questi suoni: le vittime, i torturatori e,le persone che ignare di quel che
accadeva all'interno dei "GARAGE", continuavano la loro vita di tutti i
giorni.
I torturatori sono giovani, entrano nelle sale di tortura come chi deve
andare in ufficio ed il loro comportamento fuori dall'orario di lavoro non é
poi troppo diverso da quello dei comuni cittadini.
Questa struttura quotidiana applicata a un campo di concentramento provoca
col tempo un doppio effetto di familiarità e spavento che accresce l'orrore.
Per chi non lo sapesse tra il 1976 e il 1982, in Argentina sono stati attivi
365 campi di concentramento clandestini. 365 luoghi d'orrore nelle città che
ospitarono il mondiale di calcio Argentina '78.
Luoghi in cui sono stati torturati e "fatti scomparire" 30.000 cittadini.
Oggi i responsabili dello sterminio circolano liberamente per le strade. Può
capitare di incontrarli in un bar, in un ristorante, al cinema, può succedere che qualcuno li riconosca e li insulti.
In genere il criminale sorride beffardamente senza scomporsi, bene o male é
soddisfatto di essere ancora qualcuno. A mio avviso questa impunità é, tra
le ferite ancora aperte dell'America Latina, la più difficile da accettare.
L.V.
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