RECENSIONI FILM
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LA DOLCE VITA


FAST FOOD NATION

Regia: Richard Linklater
Tutto ormai è in possesso delle multinazionali che stanno sempre più influenzando le nostre abitudini sociali ed economiche, e il fast food è il prodotto simbolo della cultura che ne deriva. Tratto dall'omonimo libro, cardine della controcultura, il film è un attacco alle grandi corporations. Non proprio un documentario, come ormai eravamo stati abituati, ma una rilettura accurata dei fatti. Lo scenario è quello di una terra con migliaia di mucche; un macello supertecnologico dove si lavora con guanti, camici bianchi e mascherine; un laboratorio che riproduce l'aroma della carne arrosto e di quella al lime per i barbecue e una manovalanza basata sui messicani clandestini, ultimi supersiti che varcano il confine inseguendo il sogno americano. Nulla di nuovo su quello che troviamo negli hamburger, lo sappiamo tutti dopo aver visto "Super Size Me" di Morgan Spurlock. Il vero problema diventa quello dell'essere o non essere. Omologati e massificati o liberi pensatori come lo splendido personaggio dello zio (Ethan Hawke). Il film solleva domande senza dare alcuna risposta, rimangono solo le lacrime finali della ragazza sudamericana costretta a subire sopraffazioni da uomini senza scrupoli per rincorrere il miraggio del dollaro. Certo é che forse lavorare in un mattatoio può risultare il male minore a chi viene da una realtà povera come quella messicana, ma accettare di subire violenze sessuali o vedersi calpestare i diritti di lavoratore con false accuse come l' uso di stupefacenti, tanto per essere scaricati da chi ti sfrutta, é più difficile da digerire e quindi se hai ancora meno di vent'anni ti vien voglia di provare a cambiare questo mondo ormai abituato a mangiare merda...non solo negli hamburger. Diamo una speranza ai nostri figli!! Meno Big One più tagliatelle.
APA'