RECENSIONI FILM
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LA DOLCE VITA
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fandango

Regia : KEVIN REYNOLDS
Se il termine "generazionale" non fosse ormai terribilmente abusato, sarebbe quello più adeguato nel descrivere questo film. Tempi di guerra del Vietnam, abusatissima nei film americani sia direttamente come avverrà dalla fine degli anni 80, sia indirettamente per descrivere stati e situazione da un punto di vista diverso dal solito. Anche qui ci troviamo di fronte a giovani che devono decidere cosa fare da grandi, se diventare uomini, sposarsi e servire la nazione o se invece preferire rimanere eterni ragazzi e vagare nei territori della libertà. L' idea del film parte da una bottiglia di vino ( un Dom Perignon, dove Dom è la diminuzione di freedom ) nascosta al confine tra Arizona e Messico che 5 ragazzi ripongono durante la loro gioventù con l' intenzione di andarla a riprendere quando dovranno fare il fatidico passo di diventare uomini, di varcare quella linea d'ombra che ci descrisse a suo tempo Conrad. Solo che nella fuga verso quella bottiglia si nascondo le gioie, le angoscie, le aspettative ed i timori di quello che la vita potrà poi prospettare ai 5 ragazzi. Fra chi è chiamato alla guerra nel sud-est asiatico, e chi si deve sposare ma non si sente pronto, viviamo una lungo road movie all' insegna della più sfrenata allegria e della più intensa libertà. Tutti i 5, tranne forse l' eterno dormiente, sanno che non torneranno più da quel viaggio com' erano partiti, che la vita avrebbe fatto di loro uomini finiti o eterni Pete Pan, ma nonostante questo il sentimento di amicizia emerge alto sopra a tutto e questo permette di portare a termine anche quelle azioni che tanto potrebbero costarci, magari cullandoci in un lungo e rilassato ritmo di fandango che fa molto "frontiera" ma che permette di stemperare tensioni eccessive che nel frattempo si erano venute a creare. Poi, ovviamente, il finale pare scontato, si può capire quasi da subito le scelte che ogniuno farà, ma forse nel contesto di un film del genere è anche meglio perchè non era proprio il caso di portare il tutto su di un' atmosfera di thrilling, di tempi corti e serrati, visto che i luoghi dove si svolge l' azione sono proprio quelli dove il far niente ha ancora una valenza positiva, di gusto quotidiano nel fermarsi a contemplare la propria esistenza, di essere se stessi al di là di quello che il mondo vorrà essere.
Il film fu il trampolino di lancio di un gruppo di attori allora pressochè sconosciuti, fra cui Kevin Costenr e del regista Kevin Reynolds, che però non seppero mai confermarsi su livelli qualitativi di questo tipo, ma che preferirono la banalità di superproduzione ad alto costo, sicuramente mostruosamente redditizie, ma indubbiamente incredibilmente buoniste e tediosissime.

elle.ci