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RECENSIONI FILM
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LA
DOLCE VITA
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e
morì con un felafel in mano
regia: RICHARD LOWENSTEIN
Liberamente tratto dall'omonimo romanzo di John Birmingham, per una volta non si può dire che il film non valga il libro. Nel suo piccolo il romanzo è diventato un culto, visto che con la rappresentazione di un piccolo microcosmo ha saputo cogliere i problemi e le gioie di una intera generazione australiana. L'appunto che però muovo al romanzo è quello che nel riportate tutte le innumerevoli convivenze vissute dal protagonista finisce per essere ripertitivo e tende a stancare, e questa sensazione mi ha colpito nonostante abbia letto il libro in alcuni luoghi dove è ambientato, tra Sydney e Brisbane. La forza del film è quella di interpretare solamente tre aspetti di queste vicissitudini e renderli archetipi di tutto quanto possa poi succedere. Così ci troviamo a vedere Danny in una convivenza nella solare Brisbane, nella uggiosa Melboune e nella formale ( per gli standard australiani, sia chiaro ! ) Sydney, ed in ogniuna di queste situazioni facciamo conoscenza di personaggi pazzi ed allucinanti, dove naziskin e tranquilli bancari convivono uno a fianco dell'altro a cantare a squarciagola davanti alla TV assieme a tanti altri che in una società come intendiamo noi non potrebbero mai andare d'accordo. Ma non pensate che sia tutto bello e allegro, visto che il titolo del film non è una battuta, ma una situazione con cui alla fine tutti i protagonisti si dovranno confrontare, ossia quella di vedere un loro amico morto di fronte alla TV con appunto un felafel in mano. Questa situazione farà cambiare le cose, ed ogniuno dovrà poi scegliere come procedere al meglio nella vita, senza però dover rinunciare a quella parte di se che gli permette di essere se stesso e non un automa comandato dal mondo esterno. Parte integrante nella realizzazione del film è dovuta alla musica, non certo intesa solamente come colonna sonora ma come parte integrante delle situazioni che si succedono. E allora preparatevi ad ascoltare Golden brown degli Stranglers dalla prima inquadratura all'ultima, così come capiterà di imbattersi nelle prove di California dreamin' suonata dal protagonista nei momenti più bui, e ovviamente Nick Cave ( poteva mancare l'australiano per antonomasia in un film australiano ? ) che viene anche citato in un momento in cui non si potrebbe ascoltare altro che il Re Inchiostro !
Alla fine quello che più emerge dal film è la voglia di vivere in questa insopportabile società ormai incanalata verso un tragico destino come una zavorra del sistema, un'ultima ancora prima della deriva, un essere se stessi e compiacersi della propria inutilità.
elle.ci
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