RECENSIONI FILM
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LA DOLCE VITA
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dogville

Regia : LARS VON TRIER

Ma Von Trier non era quello secondo il quale il cinema doveva essere tutto realtà e niente finzione ? E allora cosa c'entra questo DOGVILLE col suo modo d'operare ? C'entra, c'entra, ma andiamo per gradi. Senza essere mai stato negli U.S.A. Von Trier ci porta nella cittadina di Dogville nel mezzo delle Montagne Rocciose. Solo che il paese non esiste, lo vediamo disegnato, anzi accennato da linee bianche sul fondo di un magazzino svedese. Case, vie, miniera ed anche il cane del posto sono solo linee all'interno del nostro immaginario percettivo e la storia si svolge in questo luogo-non luogo. All'improvviso Nicole Kidman fa la sua comparsa a Dogville e viene accolta come una del paese, poi poco a poco la gente le si rivolta contro, mettendo in piedi odio, astio e mania di persecuzione contro l'ospite diversa e senza precisa identità. Ma se come sempre emergono i sentimenti di spietato pessimismo, l'epilogo della favola è diverso dal solito, lasciando spaesati coloro che immaginavano già un finale Vontrieriano alla DANCER IN THE DARK o LE ONDE DEL DESTINO. L'idea di partenza è clamorosa, un disegno di città a rappresentare l'intera umanità americana, dove con questa idea il registra vuole fondere cinema,letteratura,teatro,pittura e psicanalisi per creare un messaggio nuovo e stordente. Se la messa in scena è quanto di più finto ci possa essere, ma questo viene fortemente esplicitato dal registra, i sentimenti e gli umori che pervadono i personaggi sono quanto di più corrispondente al vero ci possa essere e quanto di più autentico si possa al giorno d'oggi rappresentare. La libertà di registro di Von Trier è assoluta, quanto viene riportato è di una ferocia assoluta, e la sua visione dell'impero del bene è quello di un orrore infinito. Tutto favoloso quindi ? Non proprio, il film è probabilmente troppo pensato a tavolino, troppo moralmente ossessivo e francamente troppo stancante per chi non ha assoluta padronanza con conoscenze cinematogafiche ben precise. Il rischio è quello di far perdere allo spettatore l'epico finale, perchè incapace di accettare una carica di morale umana eccessiva, che porta ad un rifiuto della storia oppure ad un sonno che incombe troppo presto.Però, tanto di cappello a chi riesce a pensare, realizzare e riprendere un film del genere, inadatto perfino a vincere un premio ad un festival perchè portatore di un nuovo canone stilistico che forse solo in futuro verrà capito. Da segnalare che la versione italiana viene proposta accorciata di 40 minuri rispetto all'originale. Questo su richiesta del registra inquanto il pubblico italiano viene visto da lui come troppo legato a tempi e ritmi televisivi e quindi inadatto ad entrare interamente nelle sue storie. Speriamo che qualche cineclub possa appropriarsi dell'edizione originale per farci capire con più cura alcuni lati rimasti nascosti di questa prima visione.
 
elle.ci