RECENSIONI FILM
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LA DOLCE VITA


dear wendy

Regia : THOMAS VINTERBERG
Benvenuti nel delirio! Non c'è affermazione più adeguata a descrivere l'opera dei 2 danesi più iconoclasti del cinema contemporaneo, Lars Von Trier qui alla sceneggiatura e Thomas Vinterberg alla regia. Electric Park è la classica cittadina di provincia della profonda provincia americana, non lontana da Dogville, poche case che danno sulla piazza dove tutta la vita si svolge e le 2 miniere, quella dove il padre di Dick va a lavorare e la vecchia miniera lasciata in disuso. Alla morte del padre, Dick si trova ad affrontare un futuro indefinito, garzone/cassiere presso il locale supermercato, poche amicizie e nessuna aspettativa per il futuro. Per il compleanno di Sebastian compra una pistola, però decide che non sia regalo adeguato per il malsopportato amico. Da qui, aiutato da un amico prende confidenza con la pistola, la rende parte attiva della sua visione pacifista della vita e da vita ad una setta di folli adoratori delle pistole. Ogniuna deve essere chiamata con un nome di persona, Dick sceglie Wendy, ogniuna deve accompagnare in ogni luogo ed ogni momento il proprietario, l'immedesimarsi nella nuova esistenza da vita ad un delirio di assurda onnipotenza che porterà ad una resa dei conti traumatica. Senza mai essere stato negli USA, Von Trier scrive una folle lettura dell'impero "del bene", messo in visioni da un Vinterberg che presta i suoi movimenti ed il suo personalissimo stile ad una opera d'insieme irritante, che sconvolge, rattrista e perseguita l'immaginario di ogni spettatore. La teoria del ripristono dell'ordine con la forza cade a pezzi, il tutto contro tutti porta solo alla fine di tutti e di tutto, ed ogni immagine con sullo sfondo la bandiera a stelle e strisce è presagio di un domani raccrapiciante. Se c'è del marcio in Danimarca, i 2 cineasti lo vedono e portono anche in un altro angolo del mondo, scrivendo e girando un'opera che fa di tutto per starsene alla larga dallo spettatore ma che urla il proprio credo a pieni polmoni.La rappresentazioni degli spazi prende pesantemente dalle scelte di Dogville, ma gioca maggiormente sul visivo e lascia lontanissimi da un idea di dogma come i 2 maestri ci hanno insegnato. Qui c'è largo uso di luci artificiali, effetti e musica (per gli amanti dei Zombies è festa), ma come in altri casi il risultato finale è quanto di più dogmatico ci possa essere. Piace o disgusta, sicurametne non lascia indifferenti, nell'attesa del secondo episodio della triade "americana" di Von Trier una delirante anteprima di un mondo che va verso l'estinzione.
elle.ci