RECENSIONI FILM
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LA DOLCE VITA
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dancer in the dark

Regia : LARS VON TRIER
Lars Von Trier il realizzatore "in primis" del DOGMA, il regista iconoclasta, il comunista impenitente, l'uomo dalle mille fobie tra le quali quella dell' aereo percui, lui danese, non partecipa che a festival del cinema che non siano europei sbancandoli poi regolarmente. E' stato così anche per questo film, premiato a Cannes come miglior film e come miglior interprete femminile per Bjork, l'icona della musica islandese. Già, proprio quella Bjork che lasciò il set inviperita verso la tirannia registica di Von Trier e persa tra il suo ruolo di compositrice musicale ed interprete principale. Narra la leggenda che fu Catherine Deneuve, l'altra interprete principale, a riportarla sul set andandola a prendere dal suo esilio islandese e convincendola ad essere più forte del regista. Ma lasciamo la leggenda e parliamo del film, di una storia semplice che quasi scende nel banale. Una immigrata cecoslovacca va negli Stati Uniti a lavorare presso una piccola azienda, dove trova lavoro alla catena di montaggio e nonostante i gravi problemi alla vista lotta per conservare quel posto col quale potrà permettersi di pagare l'operazione agli occhi del figlio affetto dalla sua stessa malattia. Ma il destino beffardo vuole che il vicino gli rubi i risparmi ed in una colluttazione questi muore. Del delitto viene ovviamente incolpata la giovane immigrata, e da qui parte la sua discesa agli inferi che vi consiglio di gustarvi sul grande schermo pronti ad affrontare anche quello che potrebbe disturbarvi duramente. Ma con una trama del genere, cosa fan di DANCER IN THE DARK un film grandioso ? E' qui tutta l' abilità del regista, che trasgredendo ai suoi stessi dettami realizza il film come un tragedia in musical ! Sì, nel film entra la musica che Von Trier aveva bandito nel suo Dogma, ma la realizzazione è così grandiosa che nessuno si sente tradito per quello che sta vedendo. L'arte di Bjork permette poi di coniugare i rumori delle macchine da lavoro o del treno con vere realizzazioni musicali che distendono le scene senza per altro togliere pathos al film. Von Trier è talmente forte da farci credere che Catherine Deneuve possa essere un' operaria con tuta da metalmeccanica senza che le scene ne perdano di efficacia. Alcuni aspetti del Dogma vengone totalmente stravolti, la musica, le luci l' attinenza con i fatti veri, ma nel complesso il film non tradisce le intenzioni di questo movimento, elevando il suo realizzatore ad emblema di un nuovo modo di intendere l'opera cinematografica. L'unico appunto che gli si può muovere è quello di verificare se DANCER IN THE DARK sia per Von Trier l' esigenza di raccontare una storia che sentiva sua e che voleva condividere col suo pubblico o se invece questo film sia solo la voglia di dimostrare che lui è superiore a tutto e a tutti, anche a quello che ha scritto e detto solo pochi anni prima.
Per gli appassionati del lato musicale del film, ricordo che la colonna sonora la potete trovare a nome dell' ex "zolletta di zucchero" ma non sotto al titolo del film ma sotto quello di SELMASONG, come si chiama poi il suo personaggio nel film. 

elle.ci