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RECENSIONI FILM
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LA
DOLCE VITA
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Carlo
Giuliani, ragazzo
regia:
Francesca Comencini
Personaggi e interpreti: la mamma, gli amici, Carletto, i lacrimogeni, le cariche della polizia.
Cronaca di una giornata da ricordare, vista con gli occhi e attraverso il racconto della mamma di Carlo, ucciso poco dopo le 17 il 20 luglio 2001 da un colpo di pistola sparato da una camionetta dei carabinieri.
La regista ha ricostruito la giornata di Carlo attraverso le testimonianze degli amici che lo incontrarono quel giorno, e delle persone che casualmente lo incrociarono per Genova durante le ore della manifestazione.
La mamma di Carlo racconta del figlio, e intanto scorrono le immagini della preparazione alla manifestazione dei ragazzi che avevano pernottato allo stadio Carlini, la lettura d’alcune poesie scritte dal ragazzo, le immagini delle cariche, la distruzione che si lasciano alle spalle i black bloc indisturbati mentre la polizia manganella dimostranti pacifici, le pistole che spuntano, sparano e poi scompaiono dall’interno delle camionette.
Quello che esce è il ritratto di un ragazzo di vent’anni, curioso di ciò che sta succedendo nella propria città e che invece di andare al mare con un amico si lascia “ prendere” dalla manifestazione, e ne fa le spese.
Non è un black bloc, né un punkabbestia, non è un violento o un emarginato, come invece ci hanno voluto far credere; è solo un ragazzo che vuole capire.
Forse un po’ diverso, ma è questa una valida ragione per ucciderlo si chiede la madre? Dobbiamo essere tutti uniformati ad uno spot pubblicitario?
Così come pure si chiede: alto un metro e sessantacinque che paura poteva fare ai carabinieri all’interno del “ fender”, pur con un estintore in mano?
Ho pianto, ma sono solo lacrime di rabbia nel vedere il corpo di quel ragazzino straziato dalle ruote del mezzo dei carabinieri che in quattro secondi e mezzo gli passa sopra due volte (c’è il timer di una telecamera che lo documenta), la disperazione e lo sgomento dei ragazzi che cercano di prestare soccorso, la mancanza d’umanità delle forze di polizia, il racconto dolente, ma pieno di pudore della mamma, le bugie raccontate e che ancora ci raccontano.
Chiara
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