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RECENSIONI FILM best Regia : MARY
MCGUCKIAN
Parafrasando David Bowie, il titolo adeguato per questo film avrebbe dovuto essere THE RISE AND FALL OF GEORGE BEST AND THE BOYS FROM MANCHESTER. Ascesa, trionfo e veloce caduta del più grande talento calcistico che si ricordi, il giovane George è una promessa a sedici anni nella natia Belfast, una rivelazione a diciotto nel Manchester United, il più grande di tutti a venti e un alcolizzato a ventuno. Storia già sentita di molti grandi ? In parte sì, ma mai di geniali talenti come George Best, uno che ha cambiato la storia del calcio, almeno quello inglese, diventato idolo ed icona di tutto quello che uno sportivo può rappresentare al di là di quello che fa in campo. Se non vi ricordate di questo campione con la sua maglia rossa numero sette, o non pensate che abbia avuto una presenza così determinante nella società verso la fine degli anni '60, andate a leggervi i giornali del tempo o il libro di Roddy Doyle PADDY CLARKE AH AH AH, per capire cosa du questo campione. Il passaggio da fuoriclasse a patetica controfigura di se stesso, con notte dedite ad alcool, donne e corse in Jaguar fu breve, brevissimo, quasi come il bruciare di un cerino, ma quel fuoco scaldò non pochi cuori. Da lì in poi George diventò il fantoccio di se stesso, tirò avanti presentandosi a squallidi talk show televisivi o ad incontri mondani per borghesi possidenti in alberghi da vip, dove però era ancora in grado di recitare se stesso, di andare avanti incurante del bon ton o meglio del buon gusto. Capace di andare in diretta tv e rispondere a chi gli chiedeva "cosa fai di bello adesso ? ", "SCOPO !", in tempi dove questo era ancora molto disgustante. Va dato merito a George Best di aver fatto sempre ciò che lui riteneva la sua vita e non quella che mass-media e sponsor gli imponevano anche se questo lo ha portato sul viale del tramonto a ventuno anni, anche se chi lo amò ancora oggi non ha trovato uno grande come lui per rimpiazzare quelle giocate diabolicamenti geniali e incredibilmenti fondamentali per l' esito della partita. Tutto grande quindi nel film ? No, non di certo. John Lynch è un ottimo attore, ma ha quarant' anni e nella parte del George diciottenne non è credibile e poi, soprattutto per chi come me non si intende di calcio, non riesce a trasmettere la dimensione temporale di quello che si svolge. A guardare Lynch sembra quasi che la parabola di Best duri vent' anni quando in realtà in tre, quattro anni tutto si consumò. Stesso discorso vale anche per gli altri interpreti, tutti della generazione di Lynch, tutti bravi ma tutti fuori tempo. A onore del vero va riconosciuto che la parte finale è decisamente toccante e riconcilia la visione dando profondità ad una biografia di un grande dello sport, cosa che spesso cade nell' inutile.
Alla fine della proiezione mi viene da
pensare che anche noi italiani possiamo vantare un campione come
questo, anche se proveniente dal motociclismo, qualcuno che non ha
vinto numerosi campionati del mondo o centinaia di gare, però
qualcuno che nonostante tutto è sempre rimasto se stesso andando
sopra a premi, soldi e trionfi, capace di dire sempre quello che
pensava e che a suo modo andò oltre il significato di campione
sportivo. Sarebbe bello vedere un film sulla sua storia, magari
chiamato STELLA FORTUNA ( vi ricordate il suo 45 giri ? ), perchè un
geniale talento come MARCO LUCCHINELLI lo meriterebbe, e forse lo
stesso George Best sarebbe contento di vedere che c'è qualcuno come
lui che non si piegò ai bisogni degli sponsor e dei noiosi
cerimoniali di fine gara.
elle.ci
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