RECENSIONI FILM
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LA DOLCE VITA


balzac e la piccola sarta cinese



Regia: Sijie Dai

Siamo agli inizi degli anni settanta (tra il '71 e il '74 per la precisione) quando i figli degli "intellettuali reazionari" in Cina venivano mandati nei campi di rieducazione maoista. I due protagonisti Luo e Ma si ritrovano, ancora adolescenti, sulle cime della Montagna della Fenice in un villaggio di contadini e minatori a dovere espiare le colpe dei loro genitori lavorando duramente nei campi e nella miniera di carbone. Riescono a salvare dal fuoco del camino il loro violino suonando un brano di Mozart, facendo credere al capo del villaggio che il musicista durante la composizione pensasse al grande condottiero Mao. In un contesto di paesani arroccati lontano dalla civiltà dove nessuno sa leggere, usano ancora le lampade a petrolio e non hanno mai abbandonato le loro terre, raccontando loro delle storie tratte da film nord-coreani miscelate a una buona dose di fantasia - frutto delle letture proibite - hanno buon gioco sul capo del villaggio, nonostante il Comitato Rivoluzionario cerchi sempre di usare toni di rivoluzionario ravvedimento nei loro confronti. In realtà per tenere alto il loro spirito si innamorano di una dolce ragazza, la piccola sarta del titolo, e rubano al giovane "quattrocchi", anche lui in rieducazione, una valigia piena di libri occidentali proibiti. Dopo vent'anni ritroviamo tutto cambiato, compreso il paesaggio vertiginoso allagato dallo Yang-Tze, capendo che il passato ha dovuto lasciare spazio al progresso. Un film intriso della cultura cinese, tratto dall' omonimo romanzo scritto dal regista che ha vissuto sulla propria pelle la Rivoluzione Culturale e che si é trasferito in Francia dal 1984.

Tze-Tung