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RECENSIONI FILM
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LA
DOLCE VITA
arrivederci
amore, ciao
Regia : MICHELE SOAVI
Diventato uno dei casi letterari più imponenti degli ultimi anni, Massimo Carlotto vede ora portare sullo schermo una sua seconda fatica.Al tempo di Il Fuggiasco, era ancora poco noto e quel film non fece parlare più di tanto anche se si trattava della vera storia dello scrittore.Questo Arrivederci amore, ciao sfrutta invece un lancio pubblicitario molto più importante e conquista le sale italiane.Interpretato bene e reso in alcuni aspetti magistralmente ( il marcio poliziotto interpretato da Michele Placido è grandioso), il film scorre lento ed intrigante in una via violenta e dura. Emerge però più una violenza reale che psicologica, come invece il libro aveva lasciato intendere.Forse è troppo lunga la sequenza della rapina in cui si spacca il primo gruppo di persone, e viene dato poco risalto al sistema malato del nord-est italiano, quello considerato come la locomotiva italica ma che in realtà si nutre di furti, favori e vantaggi assolutamente mai citati.Per il resto il film colpisce positivamente, è una storia italiana al di fuori della norma, che si inserisce sul filone di Romanzo Criminale, lo spartiacque del genere.Non appassionatevi ai personaggi, vengono irrimediabilmente usati e gettati dal protagonista, con scelte che di etico non hanno nemmeno un lontano profumo.Visto sullo schermo pare cinema ben fatto, andrebbe invece valutato il fatto che tutto questo è ciò che accade in una zona d'Italia che si professa come indispensabile al procedere verso le potenze industrializzate.Tra il protagonista ex-terrorista, il poliziotto e la band di albanesi ingaggiati per un colpo importante non si riesce a distinguere chi stia dalla parte del bene e chi da quella del male,sempre che questa differenziazione abbia ancora un senso nella società che ci viene presentata e nella quale stiamo vivendo.Duro, violento e forse eccessivo, non privo di lungaggini e piccole sbavature, comunque un film che merita una visione ed una riflessione.Dove stiamo sbagliando, se questo è il nostro quotidiano?
elle.ci
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