RECENSIONI FILM
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LA DOLCE VITA
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appuntamento a belleville

Regia: Sylvain Chomet
Anno:
2003
Nazione: Francia Durata: 80'
Data uscita in Italia: 26 settembre 2003
Genere:
animazione
Sceneggiatura:
Sylvain Chomet  
Montaggio:
Chantal Colibert Runner
Musica:
Benoit Charest 
Divertendo dalla prima all’ultima scena, Chomet fonde segno grafico e intensità narrativa con impareggiabile raffinatezza, mescolando citazioni illustri in un intreccio magico e surreale, dove l’animazione si insinua nel linguaggio cinematografico con un grado di evoluzione stilistica e una maturità straordinari. Francese per impostazione ed eclettico per qualità e quantità di personaggi e comparse, rivela un gusto complessivamente sopraffino. Una caratterizzazione dei personaggi magistrale concede alla sceneggiatura di approfittare del supporto visivo senza abusi, producendo l’imprescindibile rapporto tra lirismo e ironia. La potenza caricaturale, già espressione efficace, esenta dall’uso del parlato, così la limitazione della lingua si risolve nell’universalità del linguaggio senza codice della mimica e dei rumori. Il viaggio cinematografico si fa esplosivo ed irresistibile attraverso l’esplorazione esotica di luoghi e tempi passati, e l’appagamento è totale grazie anche ad un ritmo che scandisce lo svelarsi della trama/spartito alternando accelerazioni e pause misurate, rendendo il racconto inafferrabile ed inaspettato, elegantemente intriso, oltre che di musica, di spirito jazz. Intimo e indescrivibile il piacere della visione. Capolavoro di genere.
A. B.



Non riesco a immaginare questo cartoon che impressione possa fare ai bambini, dai 10 anni in su intendo, perché nei 78 minuti della durata del film non parlano quasi mai, ogni tanto fanno dei versi ma le uniche voci vere arrivano dalle radio, dalle tivù o dagli altoparlanti quasi come se le parole fossero un bene prezioso che nessuno, in un mondo ridotto all'osso, possa permettersi. Però questo é un film capace di far ridere anche senza una battuta perché il regista che lo ha scritto e diretto é riuscito a inserire in una Francia anni Cinquanta tutti quei ritagli di vita che sono i ricordi di quando si é piccoli come un cane che abbaia dalla finestra al treno che passa, la nonna con la zeppa sotto la scarpa, le 2 CV che ondeggiano come materassi a molle, aggiungendo alcuni miti come Jacques Tati e i film di gangster, il tutto disegnato e fatto diventare storia. La storia del piccolo apatico Champion che vive con la nonna, Madame Souza, intenta a trovargli un interesse fino a quando scopre la sua passione per il ciclismo. Così gli regala subito una bicicletta da corsa e diventa la sua allenatrice per le vie di Parigi. Passano gli anni, Champion cresce insieme al suo cane Bruno e ai suoi polpacci da ciclista (messi in risalto da una grafica particolare che per certi versi ricorda quella del Signor Bonaventura), mentre la città si espande anche a discapito della loro casa. Divenuto un professionista del Tour de France, viene rapito durante una gara dalla mafia francese e imbarcato su una nave enorme pronta ad attraversare l' Oceano. A questo punto scatta l'inseguimento più strampalato della storia del cinema, che solo quello di animazione é in grado di permettere. La nonna e il cane in pedalò dietro alla nave, disegnata come una ballerina sulle punte, nel buio della notte e attraverso la tempesta fino ad approdare in una metropoli che é un incrocio tra Montreal e New York. Direi qualcosa di poetico per un appassionato di fumetti; pagherei qualsiasi cifra per rivedere stampata su carta quella metropoli in salita solo per soffermarmi più attentamente sui piccoli particolari come le insegne dei locali, il volo degli uccelli, i muri pieni di scritte, la biancheria stesa, i fili della luce...
Come si può sorvolare sulle triplettes che mangiano solo rane, frutto della pesca alla bomba di una delle tre, e sul loro spettacolo musicale sorretto da un giornale, un frigorifero e una aspirapolvere.
Anche questo é cinema.

L. V.