RECENSIONI FILM
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LA DOLCE VITA
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lontano dal paradiso

Regia : TODD HAYNES
A Todd Haynes piace narrare storie del passato, visto che si fece conoscere con VELVET GOLDMINE in cui ci rappresentava l' epopea del Glam nei primi anni '70, mentre qui si spinge ancora oltre verso la fine dei '50. Hartford, Conneticut fine del 1958, nel mezzo di uno splendido autunno veniamo introdotti alla conoscenza della famiglia Whitaker, la "perfetta" famiglia americana col padre, Fred, rampante responsabile vendite della più che tipica azienda in espansione, la moglie Cathy dedita in tutto alla famiglia ed alle opere di volontariato ed ovviamente i due figli, un maschio ed una femmina. Dietro ad un'apparenza perfetta di famiglia alto borghese facciamo conoscenza del mondo che le ruota attorno, anche questo fatto di famiglie dove il marito lavora e la moglie segue i familiari, anche se in realtà non fa altro che dare dritte alla governante di colore e partecipare a simpatiche merende a base di gossip e derisione della malcapitata di turno. Ma a poco a poco scendiamo nell' interno della famiglia e ci accorgiamo che non tutto quello che brilla è oro, ma i problemi incombono. Fred si trova alle prese con una omosessulità nasconsta ma non scomparsa, mentre Cathy trova la sua ancora di salvezza nel figlio del giardiniere morto, una intelligente e colta persona di colore. Ma siamo ancora alla fine del 1958, periodo in cui cose del genere non sono ancora minimamente tollerate, quindi bisogna porvi rimedio. Lo stacco dalla comunità di Hartford per un periodo di vacanza a Miami sarà la mossa decisiva per dare il là a quanto sarebbe poi dovuto accadere. Ma se una omosessualità nasconsta si può portare avanti, una relazione tra persone di razze diverse non è ancora tollerata, nè dalla comunità nera nè da quella bianca. Il film ci viene presentato come uno splendido revival dei tempi che furono, i colori, i vestiti, le maniere di comportarsi sono tali e quali a quelle dei vecchi film del periodo ed il tutto viene impreziosito dalla superba interpretazione di Julianne Moore, coadiuvata da un redivivo Dennis Quaid. L' impressione finale però è quella di trovarci di fronte più ad un esercizio di stile del regista piuttosto che ad una storia ambientata nel tempo che fù. Questa ci scorre via senza mai coinvolgerci pienamente, distinguendo da subito i personaggi buoni che pagheranno caro il loro modo d' agire da quelli cattivi che invece in una maniera o nell' altra poco perderanno dalla vita. Non che il film sia poca cosa, solo che sotto ad una confezione pressochè perfetta si fa fatica a trovare una sostanza che riempa le quasi due ore di proiezione. Per una volta accontentiamoci di rivedere gli spendidi vestiti dell' epoca, il magico autunno non ancora segnato dall' effetto serra o dalle polveri pesanti dell' inquinamento e soprattutto quella favolosa auto familiare bianca e celeste che farebbe il piacere di tutti gli appassionati di modernariato. 

elle.ci