RECENSIONI FILM
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LA DOLCE VITA


lilja 4-ever


Regia : LUKAS MOODYSSON
Grazie ad una interesantissima retrospettiva proposta dalla Cineteca di Bologna è stato possibile vedere buona parte della produzione cinematografica del regista svedese Lukas Moodysson, noto ai più solo per Fucking Amol e Together.Il film più interessante è questo Lilja 4-ever, più recente dei 2 già sui nostri schermi ma non l'ultimo della sua produzione (A hole in my heart è del 2004). Qui il regista svedese abbandona per un attimo i suoi luoghi d'origine per spingersi in un posto che fino a pochi mesi prima veniva chiamato Unione Sovietica. Lilja è una sedicenne sveglia ed intraprendente che viene abbandonata dalla madre fuggita col suo uomo in America. Unico riferimento familiare è una tirannica zia Anna, che la sfratta dalla casa materna per insediarla in un tugurio lasciato libero da un vecchio da poco deceduto. Lilja sogna l'occidente, ma si trova col suo nulla quotidiano, abbandona la scuola e viene tradita dalla migliore amica. Vagabondeggia solo col piccolo amico Volodja, anche lui cacciato dai genitori. Un presunto fidanzato che lavora in Svezia le fa riapparire il sogno della fuga verso il paradiso, ma il suo occidente tanto sognato non coincide col la dura vita della prostituta in quel di Malmoe. Sodomizzata, stuprata, picchiata ed a lungo sfruttata avrà ancora la forza di scappare, ma a quel punto non c'è più nessun luogo che possa accogliere la sua fuga. Moodysson ci porta all'interno di una storia realistica, cruda ed intensa, non si nasconde dietro una scelta documentaristica tipo l'ultimo Winterbottom e nemmeno colora la storia di pietà e finti moralismi. Ci rappresente la vita di una persona che sceglie la sua strada e che potremmo incontrare nel pianerotolo del nostro condomio, e questo ci fa male. Perchè se le ragazzine di Amol o la comunità hippy di Together potevano rappresentare per noi un senso di ridanciano esotico, questa volta la storia ci colpisce direttamente non dandoci nessuna scusa per giustificarci.Sono quasi 2 ore senza nessuna possibilità di rilassarsi, forse la scelta di rappresentare Volodja come angelo va anche verso una riduzione della tensione del film, però rappresenta la parte meno incisiva del film, di certo però non dannosa nel contesto di questa storia forte. Bravo Lukas, l'occidente è malato, solo che lo è in maniera diversa da quello che abbiamo a fianco e noi stessi non ce ne accorgiamo. Per fortuna esistono ancora cineasti come te che ce lo ricordano.

elle.ci