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RECENSIONI FILM
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LA
DOLCE VITA
le
vite degli altri
Regia: Florian Henckel von Donnersmarck
Per essere un opera prima é davvero un ottimo film capace di dare voce ai sentimenti.
Dall'amore al terrore, dall'amicizia all'opportunismo raccontando un'epoca storica abbastanza recente (1984) di un paese vicino ma di cui poco è stato scritto e visto: la Repubblica Democratica Tedesca (DDR). Viene, così, descritto un popolo che ha imparato a vivere in funzione della paura perché la terribile Polizia di stato (Stasi), vuole sapere tutto, ogni singola parola di ogni singolo individuo e tutti sanno di essere spiati, dall'attore di teatro al comune cittadino. Non é il solito thriller, ma ad ogni azione si accumula tensione. La quotidianità può diventare una colpa: da una battuta di spirito contro il sistema a una innocente domanda di un bambino. E' la prima regola nella Germania della guerra fredda, del muro di Berlino. Non è tanto il regime politico a salire sul banco degli imputati quanto l'uomo come individuo razionale e capace di scegliere.
Sorretto da una sceneggiatura intelligente von Donnersmark gioca sul piano della trasposizione: contrariamente al solito è la spia a soggiacere alle scelte e alle trasformazioni delle sue vittime. Qui è il capitano Wiesler (uno splendido Ulrich Muhe deceduto alla fine del mese di luglio di quest'anno per un cancro allo stomaco) a subire la forza rivoluzionaria dell'arte ed il coraggio delle sue apparenti vittime.
Non è certo un film rassicurante ma capace di lasciarti il cuore pieno di speranza perché dove tutto sembra eterno e dai contorni neri, già sta trovando spazio il cambiamento sotto una nuova luce. Ha vinto meritatamente l'Oscar come miglior film in lingua straniera e tanti altri premi in svariati festival; "Le vite degli altri"
arricchisce il filone storico della filmografia tedesca ed è il primo film girato negli archivi originali degli ex quartier generali della Stasi di Normannenstrasse a Berlino.
PAAAAAA'
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