|
RECENSIONI FILM la vita segreta delle parole Spagna
- anno: 2005 regia e sceneggiatura: Isabel Coixetcast: Tim Robbins, Sarah Polley, Julie Christie, Javier Cámara, Sverre Anker Ousdal, Steven Mackintosh - fotografia: Jean Claude Larrieu - montaggio: Irene Blecua - costumi: Tatiana Hernández - produttore: Pedro Almodóvar, Augustín Almodóvar - produzione: El Deseo, MediaPro Group, Hotshot Films (IR) - Con il supporto di Northern Ireland Film and Television Commission - distributori: BIM (IT) Dalla regista di "La mia vita senza me" un altro capolavoro di una infelicità titanica e allo stesso tempo di una forza prorompente come quella di un fiume in piena. Racconto basato sulla parola, quest'incontro di anime perse, tutte segnate da tragedie che hanno inevitabilmente cambiato la loro vita e che riescono a trovare un territorio comune nella terra di nessuno di una piattaforma petrolifera. Tra i tanti temi toccati da questo film troviamo il piacere di cucinare e mangiare bene nonostante evidenti difficoltà, l'arte di saper scherzare anche in quei momenti in cui non si riesce a fare altro e l'importanza che assumono le parole dette o anche solo pensate. La protagonista é sempre quella di "La mia vita senza me", Sarah Polley, capace questa volta di calarsi nei panni di una ragazza sorda, ormai annullata in una ripetitività lavorativa e alimentare che si scopre, col passare dei minuti, essere la sua miglior panacea per riuscire a superare la vergogna di essere sopravvissuta alle atrocità della guerra dei Balcani. Addirittura, per provare a scuoterla da questo suo orientamento, é il suo datore di lavoro a obbligarla a prendersi un mese di vacanza durante il quale si offre come infermiera. La serie dei personaggi che si trova, per scelta, a trascorrere le giornate sulla piattaforma é di rara simpatia, il cuoco spagnolo (già visto nei panni di Benigno in "Parla con lei" di Almodovar) capace di esercitare la sua professione come se fosse da "chez maxim" alla ricerca di nuovi sapori che diano gioia al palato, peccato solo che i suoi avventori richiedano un hamburger con cipolla come piatto preferito; anche lo stesso Josef (interpretato da un superbo Tim Robbins) ridotto su un letto a causa di un incidente sul lavoro che lo ha reso temporaneamente cieco riesce a farci sorridere con la sua curiosità e la feroce ironia di cui non può fare a meno nel tentativo di ridare un senso alla propria vita. Così riesce a trovare nel silenzio della protagonista un inatteso, accogliente interlocutore. Questo rapporto che si instaura tra i due ricorda molto quello dei protagonisti di un film di Lars Von Trier (Le Onde del destino) anche se con sviluppi totalmente differenti, almeno in questo caso la sofferenza sembra condurre a una salvezza reciproca. Dimenticavo, fantastica l'oca naif che ogni tanto compare nel contesto iperartificiale della piattaforma! GOYA |