RECENSIONI FILM
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LA DOLCE VITA


la schivata

regia: Abdellatif Kechiche

A quattro anni di distanza dalla sua prima pellicola "Tutta colpa di Voltaire", il regista fa parlare un gruppo
di adolescenti della periferia multitecnica di Parigi attraverso la preparazione dello spettacolo teatrale "il gioco dell'amore e del caso" di Marivaux. Sono gli stessi potenziali delinquenti rappresentati in altre pellicole francesi (l'odio su tutte) che qui invece cercano, grazie alla poesia del teatro, di uscire dai condizionamento del quartiere. Quel quartiere che non ti permette di sognare o di guardare più lontano, che ti inchioda alle panchine dei giardinetti magari facendoti fare scelte sbagliate. Invece attraverso lo strumento del teatro questi adolescenti tentano di sognare viaggiando nel tempo, di lottare provando e trovando nuove forme di espressione manifestando tutto il loro bisogno di comunicare e di esprimere i loro pensieri. Qui è racchiusa la vera bravura del regista, capace di descrivere la quotidianetà dei sobborghi prendendo le distanze dai soliti facili luoghi comuni di vittimismo o delinquenza gratuita. Il linguaggio spesso è aggressivo, volgare ma estremamente verace. Manca totalmente l'azione perchè la macchina da presa insegue le situazioni, catturando dialoghi, sguardi, sorrisi dei protagonisti. I luoghi sono sempre quelli e tutto avviene davannti ai nostri occhi come in una rappresentazione teatrale. Un gran bel film che dovrebbe far riflettere sulle difficoltà di comunicazione degli adolescenti e la mancanza, per loro, di veri interlocutori.

KRIMO