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RECENSIONI FILM
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LA
DOLCE VITA
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la
generazione rubata
Regia : PHILIP NOYCE
Noyce, australiano di ritorno dopo grandi successi ad Hollywood per lo più in coppia
con Harrison Ford , ci narra una storia vera relativa alle leggi razziali che hanno
colpito gli aborigeni fino all 1970. Per proteggere gli abitanti indigeni del continente
Down Under, esisteva una figura chimata proprio il protettore, che fino al 1950 era
impersonificata dal sig. Neville ( nel film interpretato da Kenneth
Brannagh, unica star presente ), e che ovviamente proteggeva alla sua maniera gli aborigeni. La
sua teoria era che i mezzosangue, ossia i figli di aborigeni e bianchi nel corso di
due generazoni perdevano le caratteristiche degli aborigeni e si sarebbero mischiati con i colonizzatori, cosa che avrebbe causato la fine della servitù presso la ricca ed agiata borghesia bianca. Da qui la sua caccia spietata ad ogni bambina o
bambino mezzosangue, cosa tra l' altro che le leggi australiane rendevano effettuabile ed anzi approvavano.Il film narra la storia di tre ragazzine che catturate ed inviate al campo di recupero di Moon River ( a mezzo tra i conventi stile Magdalene ed un campo di concentramento nazista ), decidono di tornare a casa. Nessuno dal campo è mai scappato,tutti sono sempre stati riportati alla base dalla guida aborigena che per cercare di rimanere vicino alla figlia si presta a portare servizio ai bianchi. Ma Molly, la ragazza quattordicenne protagonista del film, assieme a Daisy e Gracie non decide solo di scappare da quel inferno, ma semplicemente di tornare a casa. Utilizza tutte le tecniche che gli aborigeni conoscono per sopravvivere nel mezzo dell' immenso outback, misure che sono identiche a quelle impiegate dalla guida che le cerca, ma che la porteranno a uscire viva da una attraversata desertica di 2.400KM, avendo come unico punto di riferimento la rete di protezione che contiene i conigli selvatici. La forza della disperazione che le porta la voglia di sopravvivenza la riporterà a casa, anche se solamente quando le leggi razziali saranno poi ritirate la sua odissea potrà dirsi terminata. Fra immagini altamente suggestive e situazione forti si dipana questa storia di privazioni e crudeltà, che rivela con molti anni di ritardo i danni perpetuati alle popolazione locali dai conquistatori europei.Ma non pensiate che la storia di Molly e Daisy sia quella di tutti i bambini aborigeni, queste sono solo un'eccezzione a quanto successe, per lo più molti bambini morirono in quei luoghi di detenzione oppure vennero trasformati controvoglia in servitori e lavoratori a basso prezzo per i colonizzatori stranieri.Noyce sa perfettamente che questo film sarebbe stato diverso se fosse stato girato da un regista aborigeno, ma l'unica maniera di vedere sul grande schermo questa storia ci viene data proprio dal fatto che lui si sia fatto portavoce di rivelare al mondo questo problema, in parte tuttora irrisolto.
Chi volesse avere maggiori dettagli, può recuperare il libro da cui la storia è tratta di Christine Olsen intitolato ( in lingua originale ) Rabbit Proof Fence.
elle.ci
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