|
RECENSIONI FILM la finestra di fronte Regia:
Ferzan Ozpetek"Devi pretendere di vivere in un mondo migliore, io non ci sono riuscito..." é solo una delle tante indimenticabili belle frasi del film che ti rimane impressa perché fare qualcosa per riuscire a rompere l' indifferenza, l'ipocrisia, la paura di osare che spesso, troppo spesso, ci attanaglia é desiderio di molti. Film di sguardi e di riflessi, sui sogni e sulle realtà che fanno sognare, attento a fare capire lo scarto che esiste tra il lasciarsi vivere e il prendere in mano le redini della propria esistenza per vivere davvero. Il quartetto di attori protagonisti é capace di rappresentare perfettamente la quotidianità e le rotture che su di essa incombono da un momento all'altro. Giovanna e Filippo, sposati ormai da 9 anni e con due figli, hanno rinunciato a tutti i loro sogni per una vita sempre uguale assillata dalle difficoltà economiche. Lei si concede solamente una abitudine segreta: nell'attimo di quiete prima di andare a dormire, spia dalla finestra il suo vicino di casa. Un giorno la coppia incontra per strada un signore distinto, molto anziano che ha perduto la memoria. Il marito sapendo di non poterlo abbandonare, lo accoglie in casa per qualche giorno e alla fine sarà la moglie a doversi occupare di lui. Con l'aiuto di Lorenzo, il vicino di casa, scoprirà cosa si nasconde nel passato di questo tormentato signore . Questo viaggio a ritroso si rivelerà per Giovanna anche un cammino verso la consapevolezza che culminerà nella decisione di consumare la sua platonica storia d'amore salendo in casa di Lorenzo, trovandosi così per la prima volta a guardare il proprio appartamento da una prospettiva diametralmente opposta. Questo nuovo punto di vista, le fa guardare con occhi nuovi la realtà; le permette di uscire da se stessa, per osservarsi in modo da poter gettare sulla propria vita una nuova luce. Il regista riesce, da ogni attore, a estrarre l'essenza: su tutti Giovanna Mezzogiorno, volto statuario che con i suoi occhi incantatori dialoga con la macchina da presa e Massimo Girotti (il cinema italiano lo piangerà a lungo) che qui appare muto e immemore con stampato sul volto la fatica di recuperare il passato. E' in questi sguardi fermi e tranquilli, dove "le piccole cose" diventano la chiave di volta per scardinare imposizioni e sovvertire frustrazioni, dove le cose usate e vecchie si rivelano in modo nuovo, che il film regala i suoi momenti migliori. Ci.Bi. |