RECENSIONI FILM
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LA DOLCE VITA


la città proibita

 

Regia: Zhang Yimou
Film ambientato nel X secolo, durante la dinastia Tang, sontuoso dal punto di vista coreografico e scenografico, con abiti curati e sfarzosi e con particolare attenzione ai colori che riempiono le immagini. Qui a differenza delle precedenti opere del regista la componente marziale é messa in secondo piano rispetto all'intrigo di corte, per intenderci siamo più vicini a una tragedia shakesperiana. Candidato nazionale agli Oscar come miglior film straniero, conferma le caratteristiche espressive del regista che traccia un ritratto della Cina corrotta di oltre mille anni orsono (928 d.c.) che segnerà la fine dell'unità cinese e la nascita di numerosi regni. Dunque prosegue nella sua ricostruzione storica, il regista, già avviata con "Hero" e "La foresta dei pugnali che volano". Ma non è proprio quello che interessa a Zang Yimou, piuttosto concentrato alla riscoperta di uno spirito eroico cinese e un'epica diffusa come tratto fondante di una civiltà che all'apparenza si spende in una cura ossessiva dei dettagli ma che in realtà punta ad esaltare la propria tradizione. Maestose sono le scene d'azione che tornano ad essere sempre più coreografie come in "La foresta dei pugnali che volano" e che possono ricordare alcune scene di Tarantiniana memoria (Kill Bill).
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