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RECENSIONI FILM
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LA
DOLCE VITA
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la
citta' incantata
Regia:
Hayao Miyazaki
Un film di animazione della durata di oltre due ore può, inizialmente,
lasciare perplessi chi come me non é avvezzo ad entrare in un cinema per
assistere a un cartone animato.
Però basta lasciarsi trasportare dalle immagini per rendersi conto di
assistere a un film interpretato e più adatto a dei bambini cresciuti.
Si tratta ovviamente di una metafora, dell' inquinamento della natura da
parte dell' uomo, che ricorda nell' odissea della piccola protagonista
Chihiro il cammino fantastico-visuale di Alice nel paese delle
meraviglie. Ambientata in un altro mondo che si raggiunge attraverso un
lungo tunnel buio, nascosto in un boschetto qualunque, dove la pioggia
si trasforma in mare, due streghe gemelle si contrappongono, gli esseri
umani si trasformano in animali, una stazione termale che accoglie
stanchi fantasmi, un treno, simbolo di fuga e libertà, che trasporta
passeggeri/ombra.
Una dimensione alternativa tristemente uguale alla realtà perché in
fondo comunque corrotta dalla logica del profitto, dal materialismo,
dall' avidità e dall' egoismo.
La protagonista risulta essere così l' eroina che tenta di sfuggire a
tutto questo agendo unicamente in nome della propria purezza e del
proprio amore.
Inizialmente vista come elemento di disturbo all' interno della stazione
termale, quindi accettata con un altro nome, fino a divenire acclamata
per il suo valore.
Un' opera in cui si mescolano la fiaba giapponese e il mito classico
secondo un' operazione artistica rispondente al principio che é alla
base dell' arte giapponese, consistente nell' ispirarsi ad un repertorio
tradizionale e rielaborarlo secondo le proprie esigenze o il proprio
sentimento.
Il merito di Miyazaki é sicuramente quello di allargare l' orizzonte del
repertorio da cui attingere mescolando la sensibilità giapponese con
quella europea riuscendo a dare all' opera una
impronta mitologica.
L. V.
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